
Sono passati 42 giorni dal terribile terremoto che ha colpito l’isola caraibica di Haiti: era il 12 gennaio del 2010, quando alle ore 16.53 la terra ha tremato, raggiungendo il settimo grado della Scala Richter: la popolazione haitiana è piombata in un incubo. Moltissime le persone che hanno perso la vita, schiacciate sotto le macerie degli edifici che non hanno retto al sisma, molti gli haitiani che hanno perso tutto. Subito è scattata la macchina dei soccorsi internazionale e subito le principali associazioni benefiche si sono adoperate per raccogliere fondi da destinare all’emergenza e alla ricostruzione: ad oggi sono stati raccolti 2 miliardi di dollari.

Ancora paura ad Haiti per il terremoto. Dopo la scossa dello scorso 12 gennaio 2010, del settimo grado della scala Richter, che ha sconvolto l’isola caraibica, numerose scosse di assestamento, anche molto alte, sono state registrate nelle settimane successive. L’ultima è stata avvertita dalla popolazione poche ore fa: l’Istituto Geofisico Americano, l’Usgs, ha infatti registrato una nuova scossa di terremoto ad Haiti, una scossa che ha raggiunto il grado numero 4.7 della Scala Richter e che ha fatto ripiombare nel terrore le popolazione già duramente colpita dal sisma di gennaio.

Non c’e’ pace per l’Isola Caraibica di Haiti. Lo scorso 12 gennaio la tragedia piu’ grande: un terremoto del settimo grado ha sconvolto la capitale, Port-au-prince, causando il crollo di moltissimi edifici e la morte di moltissime persone. La popolazione, sotto choc, ha tentato di risollevarsi, grazie anche agli aiuti internazionali, provenienti da ogni paese del mondo, nonostante le continue scosse di assestamento, che davano il colpo di grazia agli edifici gia’ fortemente danneggiati. Le notizie che ci arrivano oggi dall’isola parlano del crollo di una scuola, a causa del maltempo.

A San Valentino e’ tempo di solidarieta’. Quest’anno la festa degli innamorati cade ad un mese di distanza da un terribile evento, che ha scosso il mondo intero: il 12 gennaio scorso la terra ha tremato ad Haiti, portando dolore, disperazione, morte. Moltissimi gli haitiani e gli stranieri presenti sull’isola caraibica che hanno perso la vita, mentre i sopravvissuti devono fare i conti con la ricostruzione. In tutto il mondo, sin dal primo giorno, le organizzazioni umanitarie e non solo si sono attivate per dare una mano alla popolazione di Haiti, devastata dal terremoto. Ecco l’idea di Rimini per San Valentino 2010!

Evan Muncie e’ l’ultimo superstite estratto vivo dalle macerie del terremoto che lo scorso 12 gennaio 2010 ha colpito la citta’ di Port-au-prince. A moltissimi giorni dal sisma che ha sconvolto l’isola caraibica di Haiti, ecco la notizia di un nuovo miracolo: questo giovane uomo di 28 anni, infatti, e’ stato estratto vivo dalle macerie di un edificio crollato in seguito al terremoto di un mesetto fa. La Cnn, attraverso Sanjay Gupta, suo inviato, che di professione e’ anche medico, ha dato l’annuncio del ritrovamento di questo superstite, estratto vivo dalle macerie. Il ragazzo era disidratato e malnutrito, ma non aveva altre ferite gravi.
We are the World torna dopo 25 anni, senza il re del pop. In occasione dei Grammy Awards 2010, infatti, moltissime star del mondo della musica si sono nuovamente riunite, per dar vita nuovamente a questo brano: nel 1985 venne realizzato per dare una mano all’Africa, grazie all’impegno di Michael Jackson e di Lionel Ritchie, che scrissero il pezzo. Oggi torna per dare un aiuto concreto alla popolazione di Haiti, duramente colpita dal terremoto dello scorso 12 gennaio 2010: tutti i ricavati del nuovo brano inciso saranno devoluti per fare del bene.

Cecilia Corneo e’ la terza vittima italiana del terremoto di Haiti. La funzionaria dell’Onu, infatti, era dispersa dal giorno del sisma: le speranze di trovarla in vita, dopo le scosse del 12 gennaio 2010 che hanno distrutto case ed edifici a Port-au-prince, scendevano man mano che passavano i giorni. Dopo il ritrovamento del corpo di Guido Galli, anche lui funzionario delle Nazioni Unite, seconda vittima italiana, dopo Gigliola Martino, si temeva che anche a Cecilia Corneo fosse toccata la stessa sorte: anche lei, infatti, e’ rimasta vittima del crollo dell’Hotel Christopher, quartier generale dell’Onu a Port-au-prince.
Anche i Grammy Awards 2010 pensano ai terremotati di Haiti: tutte le recenti manifestazioni internazionali, che hanno portato le piu’ grandi celebrities a radunarsi sotto lo stesso tetto dorato, per scambiarsi premi e riconoscimenti, hanno dedicato un pensiero (e molto spesso anche un aiuto concreto) alla popolazione di Haiti, fortemente colpita dal terremoto dello scorso 12 gennaio 2010. In occasione dei Grammy Awards 2010, e’ stato un cantante italiano, insieme ad una delle voci femminili piu’ belle e profonde, a parlare di speranza e di amore, per sostenere Haiti.

I bambini di Haiti sono in pericolo. Dopo il terremoto che ha devastato l’isola caraibica, uccidendo molte persone e lasciando senza un tetto sopra la testa i moltissimi sfollati che ogni giorno cercano di sopravvivere al disastro, ora l’attenzione delle associazioni umanitarie internazionali e’ rivolta soprattutto ai bambini: nei giorni scorsi vi avevamo dato una notizia resa nota dall’Onu, che denunciava la scomparsa di alcuni bambini dagli ospedali dove si trovavano in cura. Adesso una decina di americani e’ stata arrestata con l’accusa di aver rapito dei piccoli haitiani.
I miracoli continuano ad avvenire ad Haiti: a 15 giorni dal terremoto una ragazzina di 16 anni e’ stata estratta viva dalle macerie. Ieri vi avevamo dato notizia di un uomo trovato vivo: con tutta probabilita’ era rimasto intrappolato sotto un edificio in una delle tante scosse di assestamento che si stanno susseguendo dal 12 gennaio 2010, giorno del grande terremoto che ha sconvolto l’isola. Questa ragazzina di 15 anni, estratta viva da alcuni soccorritori francesi, e’ rimasta intrappolata sotto le macerie per 15 giorni: era fortemente disidratata, ma sta bene!

Dopo 15 giorni un uomo e’ stato estratto vivo dalle macerie di un edificio crollato in seguito al terremoto che ha sconvolto Haiti il 12 gennaio scorso. Proprio qualche giorno fa l’Onu aveva fermato le operazioni di ricerca di superstiti sotto le case e gli edifici pubblici crollati, per indirizzare tutti gli sforzi verso i feriti e gli sfollati, che devono ricominciare da capo su un’isola completamente distrutta dal sisma. Mentre continuano le scosse di assestamento, oggi un uomo e’ stato estratto vivo dalle macerie: non si sa se si trovasse li’ dal 12 gennaio o se fosse stato vittima di una delle scosse successive che hanno fatto crollare gli edifici gia’ pericolanti.

Paolo Narcisi e’ un dottore del Cto di Torino: presso l’ospedale lui e’ un anestesista-rianimatore. Recentemente si e’ reso protagonista di una storia che vi vogliamo raccontare, perche’ dimostra che le nuove tecnologie, se usate bene, possono anche salvare una vita. Fin dal giorno dopo il terremoto di Haiti, che ha scosso l’isola il 12 gennaio 2010, il dottore ha utilizzato il suo iPhone come uno strumento per salvare le persone: grazie al telefono della Apple e a tre applicazioni salvate (Twitter, Facebook e Tilimi) e’ riuscito persino a salvare una bambina, che senza il suo aiuto sarebbe morta.
Guido Bertolaso si trova ad Haiti: e’ stato mandato dal Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, per portare la sua esperienza e la sua professionalita’ per quanto riguarda la gestione delle operazioni di soccorso in momenti di emergenza e di estrema difficolta’. Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile italiana, ha criticato duramente la gestione degli aiuti arrivati sull’isola subito dopo il tremendo terremoto del 12 gennaio 2010: in occaisone della trasmissione “In mezz’ora”, in onda su Raitre, ci racconta com’e’ la situazione sull’isola.
Ad Haiti non si cercano piu’ superstiti sotto le macerie degli edifici crollati in seguito al terremoto del 12 gennaio 2010. Dopo dieci giorni dal sisma, ieri la macchina dei soccorritori, che spesso scavava anche con le mani nude non appena sentiva lamenti o vedeva qualcosa che poteva far sperare, si e’ ufficialmente fermata. L’Onu, infatti, ha deciso di spostare l’attenzione e le forse dei volontari e dei soccorritori su quanti sono in vita e necessitano di cure, per le ferite fisiche riportate, ma che necessitano anche di un aiuto psicologico, per ritornare presto a vivere una vita degna di questo nome.