Wiikileaks: il sito parla di vittime civili nascoste nella guerra in Afghanistan

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guerra in Afghanistan

Wiikileaks e’ il sito internet che sta innervosendo in queste ore la Casa Bianca, per le rivelazioni fatte sulla Guerra di Afghanistan. Qualche ora fa anche noi vi avevamo parlato di questi documenti segreti, che ci raccontavano di come il Pakistan aiutasse i terroristi di Al Qaeda, rivelando anche altri retroscena sul conflitto bellico nel paese afgano. Ora scopriamo nuovi, inquietanti misteri sui file che sono stati resi noti prima dal sito internet e poi dai principali giornali di tutto il mondo: Wiikileaks ci svela che sono state nascoste moltissime vittime civili in Afghanistan.

Sul sito internet Wiikileaks, preso d’assalto in queste ultime ore, tanto che in alcuni momenti non e’ stato possibile accedervi, sta svelando moltissimi segreti della storia militare americana che stanno mettendo in difficolta’ i portavoce americani. Le ultime notizie riguardano la morte di alcuni civili: una serie di morti che non sono mai state rese note.

Wiikileaks ci svela moltissimi retroscena della Guerra in Afghanistan, dal gennaio del 2004 al dicembre del 2009: in tutto i file segreti erano 92mila, che ci danno un quadro davvero devastante di questo conflitto. Dai rapporti emergono testimonianze che parlano dell’uccisione di centinaia di civili, in occasione di alcuni scontri che nessuno ha mai rivelato.

Ma molto altro ancora emerge da queste carte: oltre alle vittime civili e alla collaborazione tra il Pakistan e Al Qaeda, ecco che Wiikileaks ci rivela molto altro ancora. Il fondatore del sito parla di veri e propri crimini di guerra: ”È compito del buon giornalismo parlare degli abusi di potere, e quando gli abusi di potere sono messi in luce c’è sempre una reazione contraria‘, queste le parole di Julian Assange, che sul suo sito ha reso note queste informazioni… In quegli stessi documenti, secondo lui, potrebbero esserci prove di crimini di guerra compiuti dagli americani in Afghanistan: “Starà a un tribunale decidere se qualcosa è un crimine“.

Fonte | Repubblica

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