Università La Sapienza: polemiche per la visita di Benedetto XVI

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Foto : Papa Ratzinger

Studenti e docenti dell’Università La Sapienza di Roma sono in protesta. Ma questa volta non c’entrano i tagli di fondi agli atenei italiani oppure nuove e sconvolgenti riforme del Ministero dell’Istruzione. Alcuni studenti e alcuni insegnanti dell’università romana sono sul piede di guerra per chi sarà presente alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico: la visita di Benedetto XVI non è vista di buon occhio.

Docenti e studenti non gradiscono l’idea di vedere il papa nella loro Università, si sentono offesi e umiliati, a causa di quel discorso pronunciato nel 1990 che quasi legittimava il processo a Galileo Galilei. Parola che, a quanto pare, non sono mai state pronunciate dal pontefice. “Ha espresso una posizione differente, prendendo le distanze da quell’opinione e senza aassolutamente adottarla come propria“, queste le parole del Giornale, che ha anche pubblicato il discorso in questione.

Vedremo cosa succederà giovedì alla Sapienza.

Fonte | Reuters

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Gio 15 gennaio 2008 17:42
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già gli paghiamo tutto (moneta, spesa, guardie, auto) e non gli facciamo pagare niente (chiese o edifici di proprietà della Chiesa NON pagano le tasse, non si sa perchè) laciandogli anche una delle piazze più belle del mondo per “incantare” i fedeli (Piazza San Pietro) e adesso vuole andare a parlare all’università a denigrare scienza & co. per far capire che la verità è nella Chiesa (solo quella cattolica però) & Co.? non gli basta San Pietro?
la prossima volta dove? in qualche pal**** della regione o in qualche moschea o perchè no a casa mia?
papa Ratzinger fa un favore a tutti: se devi parlare alla gente usa le tue mille proprietà sparse per l’Italia e non venire a rompere dove non dovresti!
cosa c’entri poi il papa con l’apertura dell’anno accademico mi sfugge… fosse stato uno della regione o un ministro, ma il papa???

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15 gennaio 2008 21:52
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dall’Osservatore Romano
15/01/2008

In una conferenza del 1990

Quando Ratzinger difese Galileo alla Sapienza

Giorgio Israel
Professore ordinario
di Matematiche complementari
Università di Roma La Sapienza

È sorprendente che quanti hanno scelto come motto la celebre frase attribuita a Voltaire – ”mi batterò fino alla morte perché tu possa dire il contrario di quel che penso” – si oppongano a che il Papa tenga un discorso all’università di Roma La Sapienza. È tanto più sorprendente in quanto le università italiane sono ormai un luogo aperto ad ogni tipo di intervento ed è inspiegabile che al Papa soltanto sia riservato un divieto d’ingresso. Che cosa di tanto grave ha spinto a mettere da parte la tolleranza volterriana? Lo ha spiegato Marcello Cini nella lettera dello scorso novembre in cui ha condannato l’invito fatto dal rettore Renato Guarini a Benedetto XVI. Quel che gli appare ”pericoloso” è che il Papa tenti di aprire un discorso tra fede e ragione, di ristabilire una relazione fra le tradizioni giudaico-cristiana ed ellenistica, di non volere che scienza e fede siano separate da un’im****trabile parete stagna. Per Cini questo programma è intollerabile perché sarebbe in realtà dettato dall’intento perverso, che Benedetto XVI coltiverebbe fin da quando era ”capo del Sant’Uffizio”, di ”mettere in riga la scienza” e ricondurla entro ”la pseudo-razionalità dei dogmi della religione”. Inoltre, secondo Cini, egli avrebbe anche prodotto l’effetto nefasto di suscitare veementi reazioni nel mondo islamico. Dubitiamo però che Cini chiederebbe a un rappresentante religioso musulmano di pronunziare un mea culpa per la persecuzione di Averroè prima di mettere piede alla Sapienza. Siamo anzi certi che lo accoglierebbe a braccia aperte in nome dei principi del dialogo e della tolleranza.
L’opposizione alla visita del Papa non è quindi motivata da un principio astratto e tradizionale di laicità. L’opposizione è di carattere ideologico e ha come bersaglio specifico Benedetto XVI in quanto si permette di parlare di scienza e dei rapporti tra scienza e fede, anziché limitarsi a parlare di fede.
Anche la lettera contro la visita firmata da un gruppo di fisici è ispirata da un sentimento di fastidio per la persona stessa del Papa, presentato come un ostinato nemico di Galileo. Essi gli rimproverano di aver ripreso – in una conferenza tenuta proprio alla Sapienza il 15 febbraio 1990 (cfr J. Ratzinger, Wendezeit für Europa? Diagnosen und Prognosen zur Lage von Kirche und Welt, Einsiedeln-Freiburg, Johannes Verlag, 1991, pp. 59 e 71) – una frase del filosofo della scienza Paul Feyerabend: ”All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Non si sono preoccupati però di leggere per intero e attentamente quel discorso. Esso aveva come tema la crisi di fiducia nella scienza in sé stessa e ne dava come esempio il mutare di atteggiamento sul caso Galileo. Se nel Settecento Galileo è l’emblema dell’oscurantismo medioevale della Chiesa, nel Novecento l’atteggiamento cambia e si sottolinea come Galileo non avesse fornito prove convincenti del sistema eliocentrico, fino all’affermazione di Feyerabend – definito dall’allora cardinale Ratzinger come un ”filosofo agnostico-scettico” – e a quella di Carl Friedrich von Weizsäcker che addirittura stabilisce una linea diretta tra Galileo e la bomba atomica. Queste citazioni non venivano usate dal cardinale Ratzinger per cercare rivalse e imbastire giustificazioni: ”Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità”. Esse piuttosto venivano addotte come prova di quanto ”il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica”.
In altri termini, il discorso del 1990 può ben essere considerato, per chi lo legga con un minimo di attenzione, come una difesa della razionalità galileiana contro lo scetticismo e il relativismo della cultura postmoderna. Del resto chi conosca un minimo i recenti interventi del Papa sull’argomento sa bene come egli consideri con ”ammirazione” la celebre affermazione di Galileo che il libro della natura è scritto in linguaggio matematico.
Come è potuto accadere che dei docenti universitari siano incorsi in un simile infortunio? Un docente dovrebbe considerare come una sconfitta professionale l’aver trasmesso un simile modello di lettura disattenta, superficiale e omissiva che conduce a un vero e proprio travisamento. Ma temo che qui il rigore intellettuale interessi poco e che l’intenzione sia quella di menar fendenti ad ogni costo. Né c’entra la laicità, categoria estranea ai comportamenti di alcuni dei firmatari, che non hanno mai speso una sola parola contro l’integralismo islamico o contro la negazione della Shoah. Come ha detto bene Giuseppe Caldarola, emerge qui ”una parte di cultura laica che non ha argomenti e demonizza, non discute come la vera cultura laica, ma crea mostri”. Pertanto, ripetiamo con lui che ”la minaccia contro il Papa è un evento drammatico, culturalmente e civilmente”.

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16 gennaio 2008 02:36
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considerando che su Galileo c’è un clamoroso falso storico (ha condotto anni di studio nell’abitazione di un cardinale con sovvenzioni dal papato per moltissimi anni fino alla sua morte) mi viene abbastanza da ridere sentendo che universitari “colti” come dovrebbero essere, non vogliano la presenza del papa.

Quando si tratta di denigrare la chiesa cattolica siate sempre in prima fila e poi lamentatevi per le tasse che pagano le moschee…

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16 gennaio 2008 02:58
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