Twitter e gli errori: se il web cancella la lingua italiana

Cosa conta di più su twitter? Essere sinceri, a costo di incappare in qualche errore di grammatica o affidarsi a un ufficio stampa per evitare strafalcioni ma perdere di vista il vero scopo di un tweet? Ne parla anche Beppe Severgnini, quando, in un articolo, prende a esempio l’errore di Roberto Saviano, un “qual’è” con quell’apostrofo in più che è segno di un uso spontaneo del mezzo, senza filtri. Perché, dice il giornalista, se usi i socialnetwork e il web in generale, per parlare, condividere idee e pensieri, ogni tanto il refuso ci scappa. Lo sappiamo anche noi di NanoPress: si fanno ricerche, si scrive facendo la massima attenzione, si rilegge e una volta pubblicato, ecco là , il maledetto errore che ti guarda dal web.
Internet è una fucina di idee, espresse a parole e anche nell’era dei più potenti pc, nonostante correttori automatici, gli errori di grammatica fanno parte del gioco.
I vip che usano twitter, ricorda ancora Severgnini, spesso usano gli uffici stampa per gestire i loro profili. Una pratica che serve a tutti, uomini e donne dello spettacolo o della politica, per parlare con i followers, ma spesso con un linguaggio arido, istituzionale.
Invece Twitter o facebook dovrebbero essere altro, luoghi cioè dove esprime quello che si ha da dire senza filtri, in tutta sincerità , magari con la fretta di essere i primi che fa scappare l’errore di grammatica.
Il dibattito poi su quale sarà il destino della lingua italiana nell’era di internet è aperto. Su facebook per esempio ci sono pagine e pagine dedicate ai veri “orrori” degli utenti.
Dagli sms arrivano chilate di “ki”, “xkè”, accenti che saltano, apostrofi dimenticati, un fiorire di pò al posto del noioso ma corretto po’: si abbrevia tutto e a volte si rischia di non capire nulla di quello che si è scritto.
Se il web ha ridato spazio alla parola scritta, ne ha tolto alla grammatica: ci sono i refusi, gli errori dovuti alla fretta, convenzioni nuove (leggi emoticon e cuoricini) che farebbero rabbrividire i maestri della lingua. Se si vuole ovviare agli strafalcioni ci si può rivolgere ai professionisti della comunicazione, pena però la perdita di sincerità .
E voi? Cosa ne pensate? Meglio un errore in più ma parole sincere? E gli errori di grammatica, le abbreviazioni “internautiche”, gli strafalcioni fanno parte del gioco o basterebbe una ripassata alla grammatica per evitarli? A voi la parola.
Mer 21/12/2011 da Lorena Cacace in Giornalisti




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