Tunisia: scontri e proteste per la disoccupazione, sale il numero dei morti

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Foto: Proteste in Tunisia contro la disoccupazione

Continuano gli scontri fra la polizia e i manifestanti in Tunisia: secondo alcune fonti governative ci sarebbero stati 14 morti, nelle città di Kasserine e di Thala, a seguito delle proteste per il carovita e la disoccupazione. Notizie discordanti arrivano invece dall’emittente radiofonica Kalima, secondo le cui stime, il bilancio delle vittime sarebbe molto più alto: si parla di almeno 50 vittime, di cui 22 a Kasserine, 16 a Thala, 8 a Reguab, 2 a Meknassi e 1 a Feriana. La radio parla anche di un “massacro civile”, con la polizia che avrebbe sparato anche contro il corteo funebre di uno dei manifestanti morti, impedendo così la cerimonia.

Le agitazioni in Tunisia erano iniziate parecchi giorni fa, ma solo da poco il mondo esterno ne è venuto a conoscenza (grazie anche alle analoghe proteste in Algeria per la “rivolta del pane”): il governo aveva infatti bloccato ogni comunicazione estera dei giornalisti. Ahmed Nejib Chebbi, leader del Partito democratico progressista, ha intanto chiesto di “fermare il fuoco” e di rispettare i diritti dei manifestanti di protestare. Ma il governo si difende dicendo che la polizia ha usato le armi per “legittima difesa”.

Le proteste in Tunisia pare che siano iniziate a Sidi Bouzid, quando un ambulante si è dato fuoco per la disperazione, morendo poco dopo. Le manifestazioni contro la disoccupazione e il carovita sono poi dilagate per tutto il paese.

Il 27 dicembre le proteste arrivano anche alla capitale. Intanto nuovi casi di lavoratori sull’orlo della disperazione vengono resi noti: il 6 gennaio un muratore disoccupato, padre di due figli laureati, ma disoccupati anche loro si impicca. L’8 gennaio un altro ambulante si da fuoco. E la tensione continua a crescere.

Fonte | Corriere

Lun 10/01/2011 da Manuela Chimera in , ,

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