Thailandia: gli scontri continuano

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Foto: Scontri a Bangkok

Gli scontri a Bangkok continuano. Un manifestante è morto e almeno altri due sono rimasti feriti durante lo scontro tra i sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra, oggi in esilio, e la polizia. La guerriglia è andata avanti per almeno due ore nel quartiere finanziario della città; i manifestanti chiedono le dimissioni del nuovo premier, Abhisit Vejjajiva, e nuove elezioni.

A quanto riferisce il Bangkok Post, durante la notte i manifestanti, “camicie rosse”, si sono barricati all’interno del mercato di Suam Lum e per impedire l’avanzamento dell’esercito hanno bruciato un autobus e distrutto due automezzi militari. Nella notte lo stato di emergenza è stato allargato anche ad altre 15 regioni limitrofe alla città impedendo così l’arrivo di nuovi sostenitori delle camicie rosse, come ha spiegato il portavoce del governo thailandese.

Negli scontri è stato anche gravemente ferito l’ex maggiore dell’esercito di Khattiya Sawadispol, considerato un leader tra i manifestanti e di fatto responsabile della sicurezza nell’accampamento costruito in questi due mesi di rivolte. Il maggiore Khattiya Sawadispol, 58 anni, è invece presentato dal governo come uno dei principali responsabili dei disordini, oltre a dichiararsi sostenitore dell’ex premier Thaksin Shinawatra, destituito nel 2006 in seguito a un colpo di stato militare.

Nella giornata di giovedì il governo ha tolto l’acqua e l’elettricità nella zona dove sono barricati i manifestanti : “La chiusura totale è stata applicata da giovedì sera. I responsabili della rete elettrica della città hanno tagliato l’elettricità intorno all’intersezione di Ratchaprasong la scorsa notte” ha dichiarato un portavoce dell’esercito. Da cinque settimane i manifestanti si sono barricati nel quartiere finanziario con trincee di bambù, filo spinato e copertoni. Intanto è stato annunciato alla tv di stato che l’esercito ha chiuso le principali arterie stradali che conduco al centro città, bloccando anche le reti metropolitane: chi cercasse di entrare nella zona dei manifestanti rischia fino a due anni di carcere.

Era stato raggiunto un accordo fra governo e opposizione per nuove elezioni fissate il prossimo 14 novembre; ma i manifestanti hanno chiesto l’incriminazione del numero 2 del governo, responsabile delle vittime durante le manifestazioni, facendo così saltare il patto. Intanto la preoccupazione cresce anche nella comunità internazionale, Regno Unito e Stati Uniti hanno deciso di chiudere le loro ambasciate.

Immagini tratte da: www.ilgiornale.it

Fonte | Corriere della sera

Ven 14/05/2010 da Eleonora Gionchi in , ,

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