TAV no grazie: la valle protesta

La Valle di Susa non deve diventare un deserto: con questo significativo slogan si è aperta mercoledì 16 novembre la grande manifestazione di protesta promossa dal comitato NO-TAV in Val di Susa alle porte di Torino.
80mila persone, secondo quanto riportato dagli organizzatori, si sono ritrovate in piazza a Bussoleno per protestare contro la realizzazione della linea ad alta velocitĂ tra Torino e Lione ed, in particolare, la costruzione del tunnel del Moncenisio. Negozi, scuole, industrie e locali sono rimasti chiusi tutto il giorno per manifestare il proprio dissenso contro un progetto che, secondo i manifestanti, non porterebbe altro che problemi in valle.
Il problema principale sarebbe il terreno sul quale verrà costruita la linea ferroviaria: secondo gli abitanti della valle e gli ambientalisti, il terreno, infatti, non sarebbe idoneo e conterrebbe materiale potenzialmente pericoloso; i progettisti della TAV Spa, invece, sono dell’opinione che gli scavi siano sicuri e non nocivi per la salute della valle e dei suoi abitanti.
Intanto, anche il comitato valdostano anti-Tir si è unito alla protesta compatta dei valsusini, così come altre organizzazioni quali Legambiente, WWF, Fiom, Emergency, la Coldiretti…
Alla manifestazione hanno partecipato anche gruppi di Disobbedienti e i Black Block di Casarini: per garantire un tranquillo svolgimento della protesta è stato necessario ricorrere ad un massiccio impiego delle forze dell’ordine. La tensione era molto alta, anche a causa degli avvenimenti delle settimane precedenti: il pacco bomba ritrovato sulla statale della Val di Susa e i proiettili ricevuti tramite posta dalla Presidente della Regione, Mercedes Presso. Fortunatamente, non si sono verificati incidenti e la protesta ha potuto così concludersi serenamente, come era nelle intenzioni degli organizzatori, con un grande concerto dei Subsonica in piazza a Susa.
La parola ora passa agli esperti per valutare se effettivamente le paure degli abitanti della Valle siano fondate. Per il momento lo sciopero ha sortito l’effetto voluto: rallentare i lavori per riflettere e far riflettere chi di dovere sulla questione.







