Suicidio assistito per Lucio Magri, muore il fondatore del Manifesto

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Foto: Morto Lucio Magri, fondò il Manifesto

Troppo dolore e una scelta ‘eretica’, quella di andarsene con il suicidio assistito. Così è morto Lucio Magri, 79 anni, fondatore de ‘ il Manifesto’. La notizia arriva direttamente dal suo giornale, quello che aveva creato. Magri ha scelto la Svizzera, dove la pratica del suicidio assistito è legale, per dare l’addio a un mondo diventato intollerabile per lui dopo la morte della moglie Mara, schiacciato da una depressione che non gli ha lasciato scampo. Così ha organizzato il suo ultimo viaggio fuori confine da dove ora si attende che rientri la salma per essere sepolto a fianco dell’amata compagna a Recanati.

Magri, tra i dissidenti che nel 1969 fondarono ‘il Manifesto‘ non ha retto al dolore e alla depressione e, dopo vari viaggi già organizzati in Svizzera, dove il suicidio assistito è legale, da un medico amico, lunedì è partito per quello che sapeva essere il suo ultimo viaggio.

Una scelta difficile, a cui gli amici di una vita avevano chiesto di rinunciare, ma alla fine Magri ha preso la sua decisione e ha organizzato tutto, dalle pompe funebri fino all’ultima spesa per la sua cameriera che ora accoglie colleghi e amici di una vita nella casa romana del giornalista.

Per lui la vita si era fatta sempre più difficile non solo sul piano politico. Esponente del Pci, partito con cui negli anni ebbe varie discussioni, uscendone e rientrandone fino alla scissione tra Pds e Rifondazione Comunista, aveva dato vita al quotidiano della sinistra per raccontare il mondo con il suo sguardo critico.

La decadenza della politica e una società che non gli apparteneva più l’hanno spinto a indagare le radici della storia politica sua e dell’Italia, scrivendo un libro sulla storia del Pci ‘Il sarto di Ulm‘, uscito nel 2009 per il Saggiatore.

Poi la scomparsa dell’amata moglie e una depressione da cui non è riuscito a guarire fino alla decisione estrema. Un ultimo viaggio in Svizzera per dire addio.

Mar 29/11/2011 da Lorena Cacace in , ,

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