Serbia: il Parlamento condanna la strage di Srebrenica

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Belgrado

La Serbia condanna il massacro di Srebrenica del 1995. Per la prima volta il Parlamento di Belgrado ha votato una risoluzione, approvata dai partiti di maggioranza, in merito all’episodio di guerra più feroce avvenuto in Europa negli ultimi decenni: l’unico evento definito “genocidio” dal Tribunale penale internazionale dell’Aja per la ex Jugoslavia, nell’ambito del conflitto che insanguinò la regione balcanica negli anni ’90. Al comando delle truppe che compì il massacro di almeno 8mila bosniaci mussulmani c’era l’ex generale Ratko Mladic, tuttora ricercato numero uno della corte internazionale.

Nel testo vengono espresse “condoglianze e scuse alle famiglie delle vittime per non aver fatto tutto il possibile per prevenire la tragedia”. Il provvedimento è stato proposto dalla coalizione del presidente Boris Tadic e votato positivamente da 127 dei 173 deputati presenti. “Con questa decisione il Parlamento serbo condanna con fermezza i crimini di guerra – ha dichiarato il vice presidente del Partito democratico Sandzak Meho Omerovic – il Parlamento farà il possibile per arrestare, se si trova in Serbia, il criminale più importante, Ratko Mladic, inviandolo al tribunale dell’Aja”.

Nella dichiarazione si parla di strage ma non appare la parola “genocidio” per gli atti compiuti dall’esercito della Republika Srpska. Si registra inoltre il voto contrario del Partito radicale del paese ex Jugoslavo, che punta il dito contro la maggioranza governativa, accusandola di dimenticare le violenze avvenute contro i serbi. Secondo il leader Dragan Todorovic, infatti, “è il frutto di pressioni esercitate sul nostro paese e accettate dalla maggioranza, per lo Stato e la nazione serba le conseguenze sono imprevedibili”.

Pochi giorni fa si era ricominciato a parlare della strage di Srebrenica dopo le dichiarazioni choc dell’ex generale americano in pensione John Sheenen, che durante un’audizione al Senato degli Stati Uniti aveva dichiarato che la colpa di quell’evento era stata dei soldati omosessuali: secondo lui la città non fu adeguatamente protetta dal contingente olandese presente in Bosnia. Una tesi duramente respinta dall’ambasciatore olandese a Washington, che ha ricordato il contributo di omosessuali e lesbiche in quel conflitto. In America le istituzioni stanno dialogando sulla possibilità di lasciare liberi i soldati di ammettere le proprie preferenze sessuali.

Immagine da ilguerriero.it

Fonte | Euobserver

Gio 01/04/2010 da Andrea Paternostro in ,

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