Scuola: proteste nelle Università per la Riforma Gelmini

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Foto: Proteste ricercatori contro Riforma Gelmini

Non si placano le proteste all’Università e nelle scuole per la Riforma Gelmini. Ricercatori asserragliati sui tetti degli atenei, facoltà occupate: questo è l’esito della ripresa dell’iter parlamentare per approvare la riforma voluta da Maria Stella Gelmini. La protesta è diffusa in tutta Italia. A Roma i ricercatori di Architettura si sono piazzati sopra il tetto dell’università e non intendono scendere finchè non sarà bloccata la riforma Gelmini. Protestano contro chi vuole privatizzare il sistema universitario con i tagli al FFO. Anche alla Sapienza continuano le assemblee: il dipartimento di Fisica è occupato da giorni.

Ma non solo. Medicina e Ingegneria cominceranno l’occupazione delle facoltà in queste ore, salvo poi partecipare a un sit-in davanti alla Camera: la riforma è già passata in Senato, se adesso passassi anche alla Camera dei Deputati sarebbe approvata. Tutti i ricercatori precari della scuola sono solidali: “Questa è una riforma che trasforma le nostre Università in aziende, che privatizza i nostri Consigli di Amministrazione, che trasforma il diritto allo studio in un debito da contrarre con le banche”.

Sui tetti, oltre ai ricercatori precari, sono saliti anche i ricercatori dell’Unione degli universitari :“Resistiamo nonostante il freddo”. A partire dalle 10 di mercoledì 24 novembre inizierà poi il sit-in permanente davanti alla Camera: si terranno corsi in piazza. L’iniziativa è fatta nella speranze di riuscire a bloccare una riforma che trasformerebbe l’istruzione in un bene di lusso: queste le parole delle associazioni universitarie.

Intanto ricercatori e professori lanciano il loro appello di solidarietà :“un forte appello al mondo accademico chiedendo di avviare iniziative per tutto il corso della settimana ed invitiamo, in particolare, il corpo docente alla mobilitazione anche ricorrendo alle forme di protesta già sperimentate durante la protesta contro i tagli della legge 133″.

Fonte | Corriere

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