Scontri in Birmania: sale il numero dei feriti e dei morti
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Non si placano gli scontri in Birmania. Dopo le proteste dei monaci, scesi in piazza nella capitale per protestare contro il regime e per chiedere la liberazione di Aung San Suu Kyi, capo dell’opposizione agli arresti a tempo, anche la gente comune ha deciso di appoggiare i religiosi. Il potere militare birmano non è rimasto a guardare: la polizia è intervenuta, caricando la folla e sparando ai manifestanti. E si contano già le prime vittime tra i civili e i religiosi. E negli ultimi tempi sono stati presi di mira i giornalisti stranieri, rei di voler raccontare al mondo quello che il potere militare vuole nascondere. Ovvero una Piazza Tienanmen birmana.
Nella galleria di immagini potete vedere le fotografie che si riferiscono all’uccisione di un giornalista giapponese. Ma a cadere sotto le armi della polizia, in dieci giorni di proteste, ci sarebbero un altro giornalista tedesco e quindici persone tra civili e monaci. I religiosi che avevano iniziato la protesta, intanto, sono quasi tutti finiti in carcere: non prima di essere malmenati. Ma la gente comune ha continuato per loro questa protesta contro il potere birmano, considerato uno dei più repressivi del mondo: e a giudicare dalle immagini che ci arrivano dalla Birmania, non stentiamo a credere perchè viene considerato in questo modo.
Si tratta di una repressione davvero violenta: e mentre il mondo si prepara ad indossare una maglietta rossa in appoggio alla protesta birmana, gli scontri tra polizia e manifestanti continuano per le strade.
Fonte | Corriere
Ven 28/09/2007 da Redazione









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