Sakineh: secondo Frattini ancora nulla di deciso

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Sakineh Campidoglio

Sembra che, almeno per il momento, la lapidazione di Sakineh non ci sarà. E’ quanto ha dichiarato il ministro degli Esteri Franco Frattini il quale, dopo la giornata di ieri in cui si è pensato al peggio a causa dell’avvicinarsi della fine del Ramadan, durante il quale si possono eseguire sentenze. Frattini ha invece rassicurato che il governo di Teheran sta riflettendo sulla situazione della donna, 43 anni, condannata ingiustamente per adulterio e concorso in omicidio. Intanto, durante una conferenza stampa tenutasi a Parigi il figlio di Sakineh, Sajjad, è intervenuto ringraziando “il mondo per il suo sostegno. Se non ci fosse questa pressione mediatica internazionale mia madre potrebbe essere già morta“.

Sono state ore di ansia quelle di ieri dopo che il filosofo francese Bernard-Henri Levy aveva dichiarato che, con l’approssimarsi della fine del Ramadan che avverrà il 10 settembre, la lapidazione di Sakineh può avvenire nei prossimi giorni. Una previsione che aveva gettato i famigliari nel terrore ma che sono stati rassicurati dalle parole del nostro ministro degli Esteri il quale ha assicurato che l’ambasciatore italiano in Iran, dopo un incontro che ha avuto con le autorità, ha riferito che al momento non è stata presa nessuna decisione; non solo, ma lo stesso Frattini si è detto ancora disponibile a un incontro con il collega iraniano Mottaki riguardo alla situazione. Intanto, dopo il ringraziamento da parte di Sajjad, figlio di Sakineh, verso l’Italia e il suo impegno, anche ieri il giovane è intervenuto ringraziando tutto il mondo che con la sua netta opposizione al destino della madre, forse sta ottenendo i primi risultati.

Sakineh, 43 anni, da tre settimane non può più incontrare né i suoi famigliari né il suo avvocato: tre settimane fa infatti la donna era stata obbligata a una confessione televisiva su crimini che non aveva commesso. E, come ha confermato anche Sajjad, la donna ha scontato la sua prima condanna, 99 frustate per aver mostrato al mondo il proprio volto senza chador: “Tutto è stato provocato da quella foto senza chador diffusa da un suo ex avvocato. Non è mia madre, l’ho spiegato. Ma intanto, gli è valsa una nuova accusa di indecenza“.

Al momento Sakineh è rinchiusa in un braccio speciale della prigione di Tabriz dove, secondo quanto raccontato da Shahnaz Gholami, giornalista che ha diviso la cella con la donna e altre 35 detenute “la tortura e gli stupri sono all’ordine del giorno e non esistono condizioni igieniche e sanitarie” ha raccontato. Non solo, ma ha inoltre dichiarato che Sakineh è innocente e che quando ha firmato il documento non aveva capito che si trattava della sua condanna per mezzo di lapidazione; la donna appartiene infatti alla minoranza azera e non conosce la lingua ufficiale dell’Iran, il farsi.

Intanto dalla Scandinavia, anche l’avvocato di Sakineh, Mohammad Mostafaei, continua la sua battaglia per liberare Sakineh e per la difesa dei diritti dell’uomo in Iran.

Fonte | Corriere della Sera

Mar 07/09/2010 da Eleonora Gionchi in ,

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