Saddam Hussein: il suo “Corano di sangue” si trova nella moschea di Baghdad

Pare che esista veramente una copia del Corano scritta con il sangue di Saddam Hussein: si troverebbe nascosta al sicuro nella moschea di Baghdad. Che l’ex dittatore fosse un po’ megalomane e fuori dalle righe era chiaro fin dalla prima Guerra del Golfo: ricordiamo tutti la ricchezza del suo palazzo e le sue statue che lo ritraevano in veste di eroe sparse per tutto l’Iraq. Ma nessuno poteva immaginare che la sua follia lo avesse spinto a scrivere una copia del Corano con il suo stesso sangue. Eppure è una storia vera, lo attestano fonti attendibili.
Il “Corano di sangue” di Saddam Hussein è formato da 114 capitoli e 300000 parole, tutte vergate con il fluido vitale dell’ex dittatore. Sarebbe stato lo stesso Saddam a nascondere il prezioso (e macabro) volume nella moschea di Baghdad. La nascita di quest’opera fu dovuta al riavvicinamento di Saddam alla fede islamica, dopo che il figlio Uday scampò a un attentato. Per due anni, a seguito di questo avvenimento, si fece prelevare un totale di 27 litri di sangue, grazie all’aiuto di un infermiere e di un calligrafo, Abbas Shakir Joody al-Baghdadi, il quale ha avuto il (dubbio) onore di ricopiare l’intero Corano usando il sangue del dittatore, mentre questi lo osservava compiaciuto.
Il “Corano di sangue” venne terminato solo nel 200 e per proteggere il prezioso volume, Saddam Hussein fece installare in una cripta della moschea di Baghdad tre porte blindate, affidandone le chiavi a importanti autorità religiose e civili irachene. Alla rivelazione dell’esistenza di questo libro, la popolazione dell’Iraq si è divisa: chi vorrebbe esporla come memento della follia di Saddam Hussein e chi vorrebbe distruggerla per chiudere definitivamente la porta di un passato alquanto macabro.
Ahmed al-Samarrai, lo sceicco capo del Fondo delle sovvenzioni sunnite ha così dichiarato: “Quello che è custodito nella moschea è un’opera unica. Sicuramente vale svariati milioni di dollari. È stato sbagliato quello che ha fatto. È qualcosa di proibito”. Favorevole all’esposizione dell’opera è invece Nour al-Maliki, che ha detto: “Noi dovremmo custodire quest’opera come una testimonianza della brutalità di Saddam. Egli non avrebbe dovuto fare una cosa del genere. In futuro potrebbe essere preservata in un museo privato, come quelli che esistono oggi in Europa e mostrano i reperti delle vecchie dittature di Hitler e di Stalin”. Anche perchè distruggere un’opera del genere vorrebbe dire far arrabbiare di nuovo i vecchi baatisti, i seguaci del movimeno di Saddam Hussein, alla base dell’organizzazione di numerosi attentati in tutto l’Iraq.
Fonte | Corriere
Mer 22/12/2010 da Manuela Chimera in Iraq











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