Ristorante Senato, aumentano i prezzi, c’è la fuga dei politici

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menu ristorante senato

Negli ultimi tempi con la crisi che galoppa e la popolarità dell’antipolitica era balzato alla notorietà nazionale il menù del ristorante del Senato, che potete vedere nella foto qui sopra, prezzi modici e piatti ottimi. La situazione è drasticamente cambiata perchè i prezzi sono stati rapportati alla media dei ristoranti romani, diciamo che rispetto ai precedenti sono stati triplicati o qualcosa di molto simile. Il risultato di questa operazione? I senatore mangiano quasi tutti altrove e la società di gestione del ristorante ha chiesto la rescissione del contratto.

I senatori, ora, si fermano al ristorante interno solo per consumare i piatti più economici e rapidi, altrimenti escono ed a quanto pare si fiondano tutti o quasi verso il ristorante “Da Fortunato al Pantheon”, a cui tavoli si sono visti nelle ultime settimane, Anna Finocchiaro, Maurizio Gasparri, Francesco Rutelli e il presidente Renato Schifani. Un drastico cambio di tendenza che ha spinto la Gemeaz Cusin a richiedere la rescissione del contratto. I legali della società hanno redatto un documento in quattro pagine dove sono elencate le motivazioni della richiesta. Un documento molto interessante da leggere.

Prima dell’aumento dei prezzi il costo del pranzo era, “Il 13% del prezzo effettivo, anche per i pasti di tipo superiore o pregiato, il cui costo ricadeva, quasi per intero, sull’Amministrazione”. Ora con l’aumento dei prezzi la distribuzione tra tasca dei senatori e amministrazione è praticamente paritaria, quindi senza clienti il ristorante non ha più la convenienza per restare aperto, “Si è verificata una eccezionale diminuzione dell’attività, con una riduzione dell’affluenza di oltre il 50 per cento”. La riduzione dell’afflusso non è stata l’unica pecca, sono cambiate anche le abitudini alimentari, prima dell’aumento dei prezzi venivano ordinati soprattutto piatti pregiati, ora solo piatti economici. La società ha deciso di mettere in cassa integrazione ben 20 dipendenti. Il tutto mentre il Senato si appresta ad assumere altre sette persone, che hanno ottenuto il posto tramite concorso, e la Camera ha deciso di chiudere il suo ristorante.

Ven 02/12/2011 da Fabio Pagano in

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Jeppe 2 dicembre 2011 17:01
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E loro vanno ha mangiare fuori cosi si faranno rimborsare vermi schifosi.

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Jeppe 13 dicembre 2011 19:46
Subtract karmaAdd karma

La casta si ribella. È questo il comando che tutti gli schieramenti politici impongono al premier Mario Monti dopo il fermo “no” stipendio parlamentari che il decreto “salva-Italia” voleva adeguare ai parametri della media dei colleghi europei.
Il tanto acclarato taglio al costo della politica è diventato dunque uno “slogan” cui nemmeno più i partiti credono in più: insomma una barzelletta da raccontare agli italiani.
Ma se pensiamo che stipendi e vitalizi siano solo gli unici privilegi della “casta” politica ci sbagliamo di grosso. Infatti basta andare a Pal**** Madama e vedere ad esempio che i dipendenti assunti prima del 1998 possono andare in pensione a cinquant’anni godendo anche del beneficio di due anni di anzianità cortesemente “regalati”. Poi vi sono i collaboratori del Senato della Repubblica che hanno ben tre liquidazioni e due pensioni, a Montecitorio invece lo stipendio medio annuo è di 131 mila euro. Se vediamo all’Europa la media invece elargisce indennità ai suoi parlamentari per ben 5 mila euro al mese, ovvero l’esatta metà di quanto un deputato o senatore percepisce in Italia.

Ma la “casta” è anche fra i dipendenti dei palazzi del potere. Basta ad esempio andare a vedere i redditi annui di barbieri e stenografi, per renderci conto di quanto guadagnano: 133 mila euro per i primi e ben 245 mila euro per gli stenografi.
Cifre che sicuramente faranno gola a qualcuno che invece di continuare i propri studi universitari preferirà andare in qualche corso professionale per apprendere l’arte dei capelli e tentare la fortuna di entrare a Pal**** Madama o a Montecitorio.

E se nel resto d’Italia si avverte la crisi occupazionale, di questo fenomeno ovviamente i palazzi della “casta” non hanno di questi problemi: i dipendenti al Senato sono ben 1.058, quelli alla Camera 1.850, al Quirinale ben 1.807 e alla Corte Costituzionale 349.

Insomma, situazioni del genere che fanno rabbrividire gli italiani, chiamati dalla manovra “lacrime e sangue” di Mario Monti a “sacrifici” cui solo i ceti medio-bassi sono chiamati a risponderne.
Se serve qualche dato indicativo, basti pensare che per il mantenimento delle due Camere, solo nell’anno 2010, si sono spesi ben 1,68 miliardi di euro.
La politica? Continuerà con i soliti benefit alle spalle degli italiani, che ignari continueranno ad essere vessati da nuove tasse e imposte.

Francescochristian Schembri

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