Ricercatore universitario fa il tassista per sopravvivere: 1400 euro al mese non gli bastano

Matteo Alvaro potrebbe diventare l’emblema di questa crisi economica ed occupazionale, perché nella sua situazione sono in tanti, forse troppi. Laureato in Geologia, con tanto di dottorato alla Virginia Tech di Blacksburg, è costretto a fare il tassista ogni domenica per arrotondare lo stipendio troppo misero. “Fin da piccolo – racconta Matteo – sognavo di fare il geologo e ad un convegno ho conosciuto Ross J. Angel, il numero uno nel campo della cristallografia, ho ottenuto un ruolo di postdoc (l’equivalente del nostro posto di ricercatore) alla Virginia Tech”.
Arrivato negli Stati Uniti gli avevano proposto due diversi contratti: “Uno di 4 anni e l’altro di 2, ma scelsi quello più breve anche per questioni di cuore, visto che avevo una storia in Italia”. Prima che scadesse il contratto, però, cominciava a farsi sentire la crisi economica e quindi il suo professore gli ha consigliato di cercarsi un altro posto, offrendogli le sue referenze.
È a questo punto che Matteo decide di tornare in Italia, dove viene accolto a braccia aperte, ma a portafoglio chiuso, all’Università di Pavia: “I colleghi con cui ho mantenuto i rapporti, mi hanno suggerito di rientrare. Devo ringraziare il dipartimento che si è sempre adoperato per non farmi restare senza un minimo di sussidio economico. Ma in Italia le retribuzioni per chi lavora in ricerca sono molto più basse rispetto a quelle americane”.
In America, infatti, un ricercatore guadagna mediamente 40mila dollari all’anno e può arrivare anche a 80/100mila, mentre in Italia al massimo guadagna 1400 euro, “esattamente non lo so ancora – rivela Matteo – visto che devo aspettare il concorso per entrare in servizio”.
Con 1400 euro al mese, anche se sopravvivono molte famiglie in Italia, certamente fa fatica un ricercatore universitario di 28 anni con una smisurata passione per la tecnologia: “ho quattro computer, due sono portatili”.
Mar 27/09/2011 da Fabrizio Capecelatro











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