Renato Brunetta: stop ai precari al cinema e in libreria

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Foto: Renato Brunetta

Renato Brunetta non ama il cinema e la letteratura attuale, che non fa altro che parlare del precario, il giovane lavoratore senza futuro e dallo stipendio basso. Effettivamente la filmografia degli ultimi tempi ci parla molto di questa figura, che pero’ non e’ fantascienza: esiste, perche’ non se ne dovrebbe parlare?

Ricordiamo ad esempio “Tutta la vita davanti”, il film di Paolo Virzi’ che ci racconta la storia di una giovane laureata che trova impiego in un call center, dove conosce altre ragazze che affrontano questo mondo del lavoro davvero bizzarro. Ma recentemente sul grande schermo e’ andato in scena il film “Generazione 1000 euro”, che racconta proprio la vita dei giovani precari italiani.

Ma per Renato Brunetta tutti questi film non fanno altro che creare una mitologia del precario. A lui questo genere fa “letteralmente schifo“, mentre la parola “precario” gli “fa venire l’ortica­ria “. Meglio parlare di lavoratori flessibili. Renato Brunetta spiega che “i precari non possono e non devo­no essere una classe sociale, ma una forma di passaggio“.

Secondo Renato Brunetta l’utilizzo della figura del precario al cinema, come in letteratura, e’ solamente una “strumentalizzazione politica“. E poi aggiunge: “I precari non devono essere una classe sociale. Chi spara numeri a vanvera non tutela i lavoratori, ma gioca sulla pelle dei giovani“.

Poi Renato Brunetta fa riferimento alla pubblica amministrazione e ai tre anni imposti dopo i quali un precario deve essere regolarizzato (o licenziato, come potrebbe avvenire!): “Sarei felice di vedere avviati i processi di regolarizzazione, sono gli enti che in parte non sono riusciti o non hanno voluto farlo“. A questo proposito i dati parlano di 34.267 precari, o lavoratori flessibili, che possono essere regolarizzati. Piu’ della meta’ si trova in Sicilia. Che fine faranno questi?

Immagini prese da:
lucare.wordpress.com
taggatore.com
www.forzaitaliacorinaldo.it
www.globalpress.it
www.mediapolitika.com
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Fonte | Corriere

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Simona
Simona 6 maggio 2009 18:17
Subtract karmaAdd karma1 Punti

“la verità ti fa male lo so…”

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Fabrizio F.
Fabrizio Fuglieni 6 maggio 2009 23:07
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Da buon seguace di Silvio, ci dice che è colpa delle manovre sporche della sinistra! Negli altri paesi, subito dopo le elezioni, maggioranza e opposizione collaborano per tutelare gli interessi comuni…in Italia, dal giorno dopo, si comincia da una parte ad accusare e dall’altra a giustificarsi per la persistente mediocrità del nostro paese.

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Foy
Foy 7 maggio 2009 09:48
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A Renato non gli hanno insegnato che il lavoro precario è sì una fase di passaggio, ma da un lavoro all’altro.

Specie nei lavori d’ufficio più semplici, dove basta uno che sa scrivere al computer, ti tengono per tre anni (a stipendio minimo) e quando arriva il periodo di regolarizzazione preferiscono assumere un rag**** nuovo e pagarlo uguale che tenere il primo e doverlo pagare di più.

Forse è perché è basso, allora non tutti i discorsi riesce a sentirli…

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