Il referendum estivo sulla devolution

A pochi giorni dal referendum sulla devolution, che si terrà , come già annunciato qualche mese fa, nelle giornate di 25 e 26 giugno, gli animi politici, e non solo, si scaldano. Chi vuole il si, chi vuole il no. L’Italia politica è spaccata, ma anche i singoli cittadini: il partito del si e il partito del no si daranno battaglia fino all’ultimo giorno. Volete sapere cosa ne pensano i politici? Ecco qui una carrellata delle opinioni riguardanti la devolution.
Secondo Livia Turco, ministro della Salute, se dovesse vincere il si, ci sarebbero enormi conflitti nel mondo della sanità nazionale. I Democratici di sinistra hanno ribadito più volte che sulla scheda del referendum metteranno una croce sul no. Della stessa opinione sono l’Azione cattolica di Milano, Emergency e Azione Sociale. I sindacati e la maggior parte dei partiti è contraria al federalismo, quindi ci si aspetta da loro un voto contrario.
La destra, intanto, con Alleanza Nazionale e Forza Italia in testa, si batte coesa affinchè il referendum voluto sa Umberto Bossi abbia la maggioranza di voti affermativi. Come ha ricordato recentemente Silvio Berlusconi, “dobbiamo spiegare che non si tratta solo di un sì o di un no sulla devolution, ma che la riforma riguarda molte cose“. Anche Letizia Moratti, sindaco di Milano, ha difeso la devolution. Favorevoli al si anche il Movimento per l’autonomia. L’Udc si spacca in vista del referendum: Tabacci e Follini sarebbero per il no, mentre il resto del partito tende al si.
Il referendum costituzionale sull’introduzione della devolution si farà . Lo ha deciso il 27 aprile il Consiglio dei Ministri: gli italiani saranno chiamati alle urne per decidere se la proposta della Lega Nord dovrà diventare reale. Le date scelte sono domenica 25 e lunedì 26 giugno. Come al solito per un referendum sono stati scelti due giorni estivi, quando si sa che l’affluenza alle urne è notevolmente ridotta. Succede spesso che i referendum vengano indetti in date “a rischio”. In questo caso però il quorum strumentale non sarà necessario: non si tratta infatti di un referendum abrogativo, ma di uno confermativo e quindi non bisogna raggiungere un numero minimo di votanti.
Qualunque sia il numero dei votanti, dunque, il referendum avrà un suo esito: se i favorevoli alla modifica saranno maggiori rispetto ai contrari il referendum passerà . Questo nella storia della Repubblica italiana è il secondo referendum costituzionale mai richiesto. Il primo risale al 2001, quando gli italiani vennero chiamati alle urne per decidere la riforma del titolo V parte seconda della Costituzione riguardante le autonomie locali. E il referendum ebbe esito positivo. A giugno gli italiani saranno nuovamente chiamati a decidere: devolution si o devolution no? A noi spetta la decisione. Voi cosa ne pensate?
Ven 09/06/2006 da Patrizia Chimera







