Rai: bocciato il decalogo con regole per i talk show

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talk show rai

Non passa in casa Rai il decalogo per regolamentare i talk show in onda sulle reti pubbliche. La giornata di ieri è stata davvero molto intensa, con il Consiglio di Amministrazione intento a valutare un testo considerato da molti come un bavaglio per la libera informazione in televisione. Una giornata accompagnata da polemiche, per le regole disposte in questo decalogo, come la possibilità del direttore generale della Rai, Mauro Masi, di intervenire sui programmi di approfondimento, arrivando addirittura a controllare le scalette e i nomi degli ospiti invitati. Il decalogo non è passato ed ora in casa Rai continua a soffiare un pesante vento di bufera.

Mauro Masi si è duramente scontrato con Paolo Garimberti, presidente della Rai. Insieme ai consiglieri dell’opposizione, quest’ultimo ha criticato duramente il nuovo decalogo. Alla fine di una lunga discussione, il Consiglio di Amministrazione della Rai ha approvato alll’unanimità una delibera generica che riguardava il pluralismo dell’informazione Rai. Il Codice Masi, come è stato ribattezzato, è stato spogliato di molti dei suoi punti, come le possibilità di intervento nei programmi televisivi, per tutelare l’autonomia dei diretti di rete e dei conduttori dei vari talk show.

Dure le polemiche di Articolo 21 e Giuseppe Giulietti, dell’Italia dei Valori, che ieri avevano proposto alcune parti del documento voluto da Mauro Masi. Critiche anche da Paolo Angeloni, responsabile Comunicazione del Partito Democratico, che parla di lui come di un campione mondiale di doppiopesismo, da una parte difende Augusto Minzolinie il suo diritto di trasformare il Tg1 in testata militante, dall’altra pretende per le altre testate e trasmissioni giornalistiche il controllo preventivo su tutti i contenuti editoriali“.

In verità non c’è stato mai un “codice Masi” e al direttore generale è stato dato mandato per applicare la normativa esistente: come il codice edito e la carta dei diritti“, queste, invece, le parole del consigliere Antonio Verro, del Popolo della Libertà.

Fonte | Repubblica

Gio 16/09/2010 da Patrizia Chimera in

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