Primarie USA, Romney vince ancora: “Sta per cominciare un’America migliore”

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Mitt Romney

Mitt Romney è il candidato virtuale dei repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti. Rick Santorum si ritirato per i problemi di salute di sua figlia, Ron Paul e Newt Gingrich concorrono perchè non si può avere un candidato che corre da solo, ma di fatto non hanno nessuna speranza di strappare la nomination repubblicana dalle mani del miliardario mormone.

Mitt Romney è consapevole che la sua corsa non è più contro gli altri candidati del partito, ma contro il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Per questo le sue dichiarazioni sono già mirate alle scontro di novembre, “Gli ultimi anni sono stati il meglio che Barack Obama potesse fare, ma non il meglio che l’America possa fare”. Le possibilità del candidato repubblicano di succedere a Barack Obama non sono nulle come si potrebbe pensare all’estero, ma di certo non partirà favorito contro l’inquilino della Casa Bianca.

Barack Obama, pur nel mezzo di una crisi economica globale, è riuscito a rilanciare il mercato dell’automobile quando Romney stesso incitava al fallimento di Detroit, è riuscito a catturare ed uccidere Osama Bin Laden, ha riportato indietro i militari americani dall’Iraq e si appresta a fare altrettanto dall’Afghanistan. Sul piano dell’economia quella americana sembra in lenta ripresa e le energie rinnovabili, cavallo di battaglia dell’amministrazione Obama, sono uno dei traini di questa ripresa. Dal canto suo Mitt Romney può contare su quella parte dell’America che risponde sempre presente quando gli si fa balenare lo spettro delle tasse più alte, della disoccupazione e dei valori tradizionali.

C’è da dire che il candidato repubblicano in pectore non è molto amato all’interno del suo stesso partito. Uno scarso amore che si è palesato con il successo elettorale di Rick Santorum che è stato un avversario credibile nonostante una campagna elettorale di bassissimo profilo economico e portata avanti con posizioni piuttosto estremiste. A breve Romney otterrà l’investitura ufficiale e comincerà la “Road to White House 2012″ che si concluderà con l’elezione di novembre.

Jon Huntsman si ritira e appoggia Romney
Le primarie repubblicane dovranno fare a meno di un altro candidato. Jon Huntsman si è ritirato dalla competizione ed ha annunciato pubblicamente che sosterrà il candidato, mormone come lui, Mitt Romney. La decisione di Huntsman era nell’aria dopo le dolorose sconfitte in Iowa e New Hampshire, dove non aveva nemmeno fatto campagna elettorale, ed i sondaggi che lo davano all’ultimo posto anche in North Carolina. Con l’uscita di scena di Jon Huntsman se ne va l’ultimo rappresentante dell’ala moderata del partito repubblicano. Da più parti era considerato troppo vicino alle posizioni del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. In tal senso Huntsman aveva suscitato molte polemiche fin dal suo discorso d’esordio ai piedi della Statua della Libertà, “Il presidente Obama e io abbiamo divergenze di opinione su come aiutare un Paese che entrambi amiamo. Però la questione alla quale sia lui sia io vogliamo rispondano gli elettori è chi sarà il presidente migliore, e non chi sarà il migliore americano”.

Jon Huntsman non potrà aspirare nemmeno ad una carica di vice presidente perchè un’eventuale accoppiata con Romney non sarebbe proponibile a livello nazionale perchè sono entrambi mormoni. Però l’esperienza dell’ex ambasciatore in Cina verrà sicuramente utilizzata nello staff del Presidente degli Stati Uniti nel caso dovesse vincere Mitt Romney. La campagna elettorale di Huntsman è stata improntata tutta su argomenti generali, soluzioni, proposte, nessun attacco al governo degli Stati Uniti, anzi le stoccate più pericolose le ha inviate agli estremisti del partito repubblicano come Rick Santorum. D’altronde Jon Huntsman è ricchissimo, con una bellissima famiglia e non è mai sembrato più di tanto legato alla politica come ragione di vita, tanto da affermare, “Non mi darò fuoco ai capelli, per stare nel Partito Repubblicano di essere pazzi non c’è bisogno”. A questo punto le prossime due o tre consultazioni saranno decisive per capire se Romney farà corsa a se oppure se ci sarà almeno un avversario credibile.

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