Peschereccio di Mazara del Vallo: i finanzieri costretti a scendere sottocoperta

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Nuovi dettagli sulla vicenda del peschereccio mitragliato

Emergono nuovi dettagli sulla vicenda del peschereccio “Ariete” mitragliato da una motovedetta libica: quando questa ha cominciato a sparare i militari della Guardia di finanza italiana sono scesi sottocoperta. Una circostanza incredibile, quella ricostruita dagli inquirenti del ministero dell’Interno che stanno indagando sulla vicenda di domenica per capire se siano state seguite le procedure previste negli accordi tra Italia e Libia. Eppure è proprio questo che prevede il trattato firmato con il Paese nordafricano: è possibile per i militari italiani svolgere soltanto compiti di “supporto e addestramento” ed è vietato quindi qualsiasi tipo di “controlli sui mezzi navali individuati”. Non solo: devono salire a bordo “in abiti civili, scevri da ogni segno distintivo”.

Sulla motovedetta libica si trovavano due sottufficiali e quattro tecnici. “Il motopesca è stato avvistato a 30 miglia dalla costa verso le 18 e subito gli è stato intimato di fermarsi” hanno raccontato. Dopo la decisione della barca italiana di allontanarsi, i libici hanno deciso di inseguirla. “Il primo avviso è stato inviato con messaggi acustici, il secondo via radio in lingua inglese, il terzo con messaggi ottici”. A quel punto i finanzieri italiani hanno avvertito via radio il motopeschereccio che i libici avrebbero fatto fuoco.

Secondo la motovedetta libica “il comandante ha deciso di intervenire tentando l’abbordaggio perché gli occupanti del peschereccio stavano commettendo un reato: erano entrati in acque internazionali per la pesca di frodo”. Ma il trattato Italia-Libia stabilisce che il pattugliamento marittimo viene svolto con l’obiettivo di contrastare l’immigrazione clandestina, senza alcuna deroga alle attività di “controllo, ricerca e salvataggio”.

Fonte | Corriere

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Flex 16 settembre 2010 14:00
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Mi domando perchè, dopo anni, ci sia ancora il problema del golfo della Sirte e perchè la Comunità Internazionale non afferma e garantisce, una volta per tutte, la libera circolazione e altre attività in acque internazionali. Il problema non è solo Italiano e NON riguarda i clandestini ma il Diritto Intrenazionale di navigazione. Per quanto tempo si vuole consentire a Gheddafi di fare il “Ducetto del Nor Africa”. E’ ora di “ridimensionarlo” a costo di utilizzare il “metodo Regan” ma con molta più determinazione e impegnio altrimenti non si capiscie perchè solo alcuni debboni rispettare regole disattese da altri.Occorre tornare alla credibilità ed al rispetto dei trattati con coerenza altrimenti si rischia l’autodistruzione.

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