Paris Hilton deve tornare in carcere

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Paris hilton

Giovedì vi davamo notizia della scarcerazione di Paris Hilton, avvenuta dopo solamente tre giorni dal suo ingresso in carcere. Doveva scontarne 23, ed invece le autorità hanno deciso di farla uscire prima per presunti problemi di salute, relegandola agli arresti domiciliari nel suo castello dorato. Ieri, però, un giudice ha deciso che la bella Paris Hilton dovrà ritornare in cella. Per non far sfigurare troppo la giustizia americana.

A stabilire il rientro in carcere di Paris Hilton è stato un giudice di Los Angeles. Che evidentemente non si è fatto impressionare dal nome e dalla potenza della famiglia che si trova dietro questa detenuta molto particolare. Dopo aver trascorso appena un giorno tra le dorate mura domestiche, dove gli arresti domiciliari non avrebbero avuto senso, Paris Hilton dovrà ritornare nella sua cella.

Fonte | Reuters

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Elena'94 1 luglio 2007 19:48
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hanno ragione…
PARIS TORNATENE IN CARCERE……..NO SKERZO SECONDO ME NN HA FATTO NIENTE DI MALE…
CON TT I DEFICENTI K STUPRANO E UCCIDONO K VANNO IN CARCERE X FARE 5 ANNI E DOPO NEANKE 1 MESE è GIà FUORI NN è GIUSTO! LASCIATE STARE PARIS K NN HA UCCISO NEX E PRENDETE K HA UCCISO, NN FATE IL CONTRARIO…

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MORGAN 27 luglio 2008 02:46
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Bologna: un libro nella propria lingua per detenuti stranieri
Bologna: un libro nella propria lingua… per sentirsi più liberi
“Chi ha sbagliato deve pagare, ma non per questo si può essere privati della dignità”. Salvatore Giampiccolo chiede, da mediatore, che ai suoi ex compagni di carcere venga concessa la libertà di sopravvivere dietro le sbarre con decoro. Parla di libertà di leggere e di scrivere Salvatore, che conosce bene la vita da carcerato. “Sono cose queste che ti rendono libero anche da rinchiuso”, dice. E fa un appello per combattere la discriminazione dei detenuti stranieri.
Insieme a Roberto Morgantini dell’ufficio stranieri della Cigl e Mattia Fontanella del Comitato delle Memorie di Bologna, Salvatore Giampiccolo ha dato vita alla campagna “Un libro per il carcere”. “Le biblioteche ci sono ma i testi sono solo in italiano – spiega -, ho girato quaranta carceri diversi e la situazione era la stessa”. L’iniziativa nasce per rispondere alle richieste degli stranieri della Casa circondariale “Dozza” di Bologna, ma vuole fare da precursore a una pratica da realizzare in tutta Italia.
Salvatore ha scontato una pena di 25 anni e oggi, che ne ha sessanta, ha deciso di aiutare i più deboli. Collabora con gli avvocati di strada e spera di poter essere ricordato da qualcuno per avergli fatto del bene. Racconta la quotidianità dei detenuti stranieri, che gli stanno particolarmente a cuore: “In una cella di 3 metri per 2,40 ci stanno in tre, hanno la doccia, perciò non è necessario che escano neppure per lavarsi. Stanno li 21 ore su 24, tre ore sono concesse per una boccata d’aria. Ma il resto del tempo è vuoto, inutile, non passa mai. Non ci sono abbastanza lavori da assegnare a tutti e così si finisce per fare i conti con lo sconforto, la pesantezza, persino con la voglia di morire”.
“Molti sono vittime della legge Bossi-Fini – continua Salvatore – clandestini colpevoli di piccoli reati. Devono scontare due, cinque o dieci anni, ma per loro è più difficile rispetto che per molti italiani ottenere il rito alternativo e lo sconto di pena. Perché sono immigrati in un paese straniero. I più non ricevono visite. Sono condannati a un isolamento totale dalle circostanze, non da un tribunale”. Poter leggere un libro nella propria lingua sarebbe un passo verso l’esistenza civile da concedere anche se chi ha sbagliato è straniero. E se, come qualcuno dice, la lettura nobilita l’animo, è un peccato negarla a chi ne sente il bisogno.
“La civiltà, quella autentica, si trova spesso nelle cose che non si vedono. Nei luoghi remoti, oscuri del vivere: quelli del dolore, della sofferenza. Delle marginalità. Delle privazioni: come il carcere. Dove ogni giorno la parola civiltà deve essere alimentata, sostenuta, tenuta in vita, con rigore e perseveranza (quasi come un fiore), da chi vi opera e da chi è in stato di detenzione. Una parola che va rinfocolata, rivitalizzata anche dall’esterno: dall’intervento degli uomini “liberi”. Che non devono rimanere indifferenti. Come se il carcere fosse altro da loro. Distinto. Distante.
Il carcere è, nella sua drammaticità, l’altra faccia del salotto buono. Col carcere bisogna fare i conti. Fino in fondo. Perché la civiltà o comprende tutto e tutti o non è civiltà. E un libro può rendere meno incivile, meno, inutilmente crudele questo luogo. Un libro in cui la parola civiltà lasci intravedere, seppure in lontananza, la parola libertà”. Con queste parole Roberto Morgantini e Mattia Fontanella hanno voluto lanciare la propria richiesta di donare un libro per la biblioteca della Casa Circondariale “Dozza” ad ambasciate, consolati, aziende e privati.
Chi volesse rispondere all’appello, può far pervenire i testi al Centro Lavoratori Stranieri CGIL in via Marconi 69/D;Bologna telefono 051.6087190. cell 3357456877. Naturalmente i libri devono essere in lingua straniera (araba, francese, inglese, spagnolo, russa, albanese, rumena, etc.).

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MORGAN 6 dicembre 2008 01:53
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SUONIAMOLE A BERLUSCABOSSIFINI!!

Lavoratori, precari, migranti tutti “strumentalizzati” dalla Cgil.
Alla faccia della “concertazione”

In occasione della manifestazione del prossimo 12 dicembre, facciamoci
“strumentalizzare” dalla Cgil e suoniamole a Berlusconi,Bossi e Fini.

Chi è possesso di un qualunque “strumento atto alla produzione di suoni” lo
porti con sè in manifestazione: percussioni, violini, fisarmoniche,
chitarre, piatti flauti o pianole.Tutto quanto possa aiutare a farsi
sentire fino a Roma. Quale modo migliore per rilanciare la “concertazione”?

Dal dizionario De Mauro: “Concertazione”: l’armonizzare gli strumenti e
le voci per l’esecuzione di un brano musical

CI VEDIAMO VENERDI 12 DICEMBRE ORE 9
BOLOGNA
PIAZZA XX SETTEMBRE informazioni Centro Lavoratori Stranieri CGIL 051 6087190
e-mail Roberto_Morgantini@er.cgil.it
http://italianoperstranieri.splinder.com/

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