Palden Gyatso: le foto del monaco sopravvissuto alla tortura cinese

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Foto : Palden Gyatso

Nella nostra galleria di immagini potete vedere le fotografie del monaco buddista Palden Gyatso, sopravvissuto ad anni di torture da parte di agenti cinesi. Questo monaco, ritratto da Joakim Eneroth, è diventato testimonial di Amnesty International: l’uomo porta sempre con sè quegli strumenti utilizzati per le torture. Strumenti che fanno davvero impressione. Ma qual è la storia di Gyatso?

Palden Gyatso racconta tutte le sue cicatrici: “Questa è la cicatrice dei ceppi“. E poi i polsi. “Qui ho il segno delle manette a denti di lupo. Le chiamano così perché, se ti muovi, hanno dei chiodini che si conficcano nelle vene“. E poi ancora, la bocca. “Le scosse elettriche mi hanno fatto cadere tutti i denti. Per fortuna, la prima volta che sono andato a testimoniare alle Nazioni Unite mi hanno regalato una dentiera“. Tutti segni che Palden Gyatso si porta dietro da tempo. Il monaco 75enne è rimasto in prigione ben 33 anni: un vero e proprio calvario, dal quale però è sopravvissuto.

Quando mi arrestarono, nel 1959, stavo studiando nel monastero di Drepung. Per estorcermi una confessione, i cinesi mi picchiavano dopo avermi sospeso legando e tirando le mie braccia all’indietro fino al soffitto. Sempre in questa posizione, appiccavano il fuoco per bruciarmi le dita dei piedi. Alcune volte buttavano tra le fiamme polvere di peperoncino, così tutto il corpo diventava incandescente e gli occhi sembravano brace. Il dolore più terribile arrivava dopo, quando dovevo andare all’aperto per fare i lavori forzati, mezzo cieco e con le piaghe ancora purulente. Tra noi, chi non moriva di tortura, moriva di stenti e fame. Mangiavamo un pugno di riso e una tazza di brodo. Dalla disperazione, mi è capitato di cucinare anche le suole delle mie scarpe“. Questi i racconti di alcune delle torture subite. E chissà quanti come lui, non sono sopravvissuti per raccontarlo…

Fonte | Repubblica

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Fabrizio Fuglieni 7 aprile 2008 02:08
Subtract karmaAdd karma

Ma i famosi esportatori di democrazia, come mai non intervengono? Purtroppo non credo nell’inferno e nella dannazione eterna, ma nella ribellione dei giovani si. Fermiamoli parlandone, scrivendone, condividendo tra noi, indignandoci, boicottando tutti i sistemi repressivi del mondo, anche laddove non si trova una goccia di petrolio.

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Gio 7 aprile 2008 11:01
Subtract karmaAdd karma

“Ma i famosi esportatori di democrazia, come mai non intervengono?”: straquotone gigante!!! sempre tutti pronti ad ergersi come strenui difensori di democrazia e affini (quando c’è da guadagnarci su o quando lo stato in questione non è molto potente) e in questo caso niente?
che ipocrisia…

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