Occupy Wall Street, quando la protesta è un successo di marketing

Una tesi forse azzardata ma che fa riflettere. Secondo l’Herald Tribune, edizione internazionale del New York Times, Occupy Wall Street è uno degli ultimi successi del marketing, simbolo di quel capitalismo che lo stesso movimento vuole combattere. Altro che movimento spontaneo, altro che indignazione: dietro il successo di OWS ci sarebbe un uso perfetto delle regole basi del marketing. Per dimostrare la sua ipotesi il giornale statunitense analizza alcuni aspetti chiave del movimento come la scelta del nome, facile da usare e da adattare alle diverse realtà , uno slogan evocativo ed efficace e un logo a cavallo tra passato e futuro.
Può sembrare quasi un’eresia, ma leggendo l’analisi dell’Herald Tribune non si può fare a meno di riflettere. Se sia un uso consapevole o meno è da chiarire. Si tratta pur sempre di una generazione cresciuta a tv e internet, che ha assimilato i presupposti della comunicazione quasi senza volerlo. Potrebbe però essere anche un modo per combattere il nemico usando le sue stese armi, sbagliate sì, ma tremendamente efficaci.
Prima regola il nome. La scelta di Occupy Wall Street è un colpo di genio. Il verbo è più o meno lo stesso nelle maggiori lingue occidentali. Sostituendo Wall Street con qualsiasi altra città del globo si ha un nome da esportare ovunque, immediato e preciso.
“We are the 99%” è lo slogan perfetto. Spiega il motivo base della protesta, cioè l’ingiustizia di una società divisa tra l’1% ricchissimo e il resto che subisce una situazione economica ormai insostenibile. Non solo. La frase ricorda anche la forza della massa, senza potere economico vero, ma che può contare sul numero per far sentire la sua voce.
Last but not least il logo. Il pugno, simbolo negli States delle lotte per i diritti dei neri (emblematica l’immagine di Tommie Smith e John Carlos col pugno alzato sul podio alle Olimpiadi del 1968), e #, il cancelletto che apre le porte dei social network e di twitter in particolare.
Per questo, conclude l’Herald Tribune, sarà difficile che il movimento sparisca a breve. Potrà cambiare, evolversi, ma non essere dimenticato. Come tutti i prodotti di marketing di successo.
Mar 22/11/2011 da Lorena Cacace in New York, Protesta



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