Norma “ammazza blog”, la rete si organizza per la protesta

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No ammazza blog

Da quando il Governo ha annunciato che nella legge sulle intercettazioni ci sarà una norma “ammazza blog” il popolo della rete si è completamente scatenato ritenendola una “norma liberticida” o addirittura una “misura fascista”, principalmente perché equipara i blog, anche quelli personali, ai siti di informazione. Il comma 29 del Ddl Alfano, infatti, impone la cancellazione di qualsiasi contenuto pubblicato online che viene contestato entro 24 ore, altrimenti condanna al pagamento di una multa di ben 12 mila euro.

La norma “ammazza blog” impedisce di fatto alla testata giornalistica o a chiunque abbia un blog di replicare ad eventuali accuse di diffamazione e obbliga a rimuovere istantaneamente qualsiasi contenuto che viene contestato.

Non soltanto gli utenti di internet, che hanno già creato pagine di Facebook, Twitter e blog dedicati per seguire l’evoluzione e, se necessario, preparare una mobilitazione, stanno chiedendo l’abolizione di questa norma, ma anche molti politici.

Antonio Di Pietro, che negli ultimi anni ha fatto largo uso di nuovi mezzi di comunicazione, ha subito attaccato: “È un insulto alla libertà e alla democrazia, è una misura fascista”.

L’ex ministro Paolo Gentiloni, invece, ha spiegato quali potrebbero essere le conseguenze di questo provvedimento: “L’unica conseguenza di una tale assurdità giuridica sarebbe il blocco di fatto di siti, blog e social network”.

L’avvocato Antonino Polimeni, specializzato in diritto dell’informatica, ha inoltre fatto sapere che il comma 29 del Ddl Alfano “così come è scritto è inapplicabile”, in quanto la mail con cui l’utente dovrebbe richiedere la cancellazione del contenuto “non ha alcun valore legale”. Diverso, invece, è il discorso per le testate giornalistiche che, avendo una redazione, potranno ricevere la richiesta tramite posta elettronica certificata.

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