Morto Giorgio Bocca, i funerali domani a Milano
Si terranno domani a Milano, alle 11 del mattino, i funerali di Giorgio Bocca, morto ieri all’età di 91 anni nella sua casa di Milano. La cerimonia funebre di terrà nella chiesa di San Vittore, vicino all’abitazione del grande giornalista e scrittore. Tanti i saluti e i commenti commossi per la scomparsa di una delle voci più importanti e autorevoli del giornalismo italiano. Tra questi anche il messaggio che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha inviato alla famiglia. “Figura di spicco del movimento partigiano rimasto sempre coerente con quella sua fondamentale scelta di campo per la libertà e la democrazia“, scrive Napolitano, “ha scandagliato nel tempo la realtà del nostro Paese e le sue trasformazioni sociali con straordinaria intransigenza e combattività “. Migliaia i messaggi che corrono sul web, da Facebook a Twitter in memoria dello scrittore.
Giorgio Bocca, le sue frasi più famose
Con Bocca si è spenta così una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano. I suoi articoli ed i suoi libri hanno fatto molto discutere, così come la sua storia personale. La verità è che spesso in Italia sentiamo il bisogno di catalogare chi esprime un’opinione per poterlo “schierare” e quindi difendere o attaccare per partito preso.
Giorgio Bocca era una di queste persone, così come lo sono stati Indro Montanelli ed Enzo Biagi. Di Giorgio Bocca si potranno dire molte cose, belle o brutte, si potranno criticare i suoi libri, i suoi articoli e le sue idee, ma di sicuro resteranno le sue parole. Una delle sue passioni, forse la più accesa di tutte, era il Torino, il grande Torino di Valentino Mazzola, quello della strage di Superga per intenderci. Del grande Torino Bocca diceva, “Quel grande Torino non era solo una squadra di calcio, era la voglio di Torino di vivere, di tornare bella e forte; i giocatori del Torino non erano solo dei professionisti o dei divi, erano degli amici”.
Un periodo della vita di Giorgio Bocca, tra i più vivi ed i più dibattuti è stato quello dei partigiani. Bocca aveva ben presenti in testa le differenze tra l’essere partigiano e l’essere un soldato. Una frase di una limpidezza e di una chiarezza assoluta, “Ciò che può compiere un partigiano, indipendentemente da valutazioni di valore personale, è differente da ciò che può compiere un soldato di un reparto regolare. Chi crea è diverso da chi esegue, chi fa volontariamente una cosa è differente da chi vi è costretto, chi persegue un ideale costruttivo non è eguale a chi soddisfa un precetto legale. Nel secondo potrà esistere volontà e determinazione, ma difficilmente entusiasmo”.
Bocca ha lasciato giudizi molto netti sulla new economy, sulla società dei “Consigli per gli acquisti”, su Berlusconi ed il berlusconismo. Voglio chiudere, però, con due frasi riguardanti la scrittura e la felicità . Sulla scrittura e sulla sua deriva, Bocca diceva, “Usiamo Frasi di una monotonia affliggente. Sempre le stesse per tutti i significati. Prive di riflessione, di spirito poetico e profetico. Senza favole e senza sogni.”, sulla felicità una sua frase è stata l’elogio della semplicità , “Sono debitore ai miei gatti di rare beatitudini”.
Lun 26/12/2011 da Fabio Pagano











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