Mondiali Sudafrica 2010: Irlanda ripescata?

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L’Irlanda potrebbe essere ripescata? Aveva fatto molto discutere l’uscita dai Mondiali di SudAfrica 2010 della squadra allenata da Giovanni Trapattoni: nella partita decisiva contro la Francia, un gol realizzato con l’aiuto della mano di Thierry Henry aveva scandalizzato il mondo del calcio. Ma ora potrebbe esserci un nuovo colpo di scena.

La nazionale irlandese, infatti, avrebbe chiesto alla Fifa di essere rispescata, per poter partecipare come 33esima squadra ai Mondiali di Calcio, che si disputeranno il prossimo mese di giugno in SudAfrica: in questo modo si potrebbe in parte recuperare una partita davvero scandalosa.

A rivelare la notizia eĂ  lo stesso Blatter, presidente della Fifa, in occasione di una conferenza stampa, che si è tenuta a Joannesburgh: a breve, infatti, si terranno i sorteggi, per decidere i gironi delle squadre che parteciperanno ai Mondiali. E l’Irlanda potrebbe essere tra queste.

La nazionale irlandese, infatti, ha fatto domanda alla Fifa, che ora valuterĂ  se accoglierla o meno: mercoledĂŹ sapremo le sorti della squadra del Trap.

Fonte | La Stampa

Mar 01/12/2009 da Patrizia Chimera in ,

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Matilde Perriera, Liceo Class Caltanissetta 2 dicembre 2009 22:09
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“La fibbia di Guido”, di Matilde Perriera, Liceo Classico “Ruggero Settimo”, Caltanissetta
Sofferenza e comicitĂ . L’ossimoro concettuale, in 120 minuti, ha consentito l’energica osservazione omodiegetica di “un mondo in cui per i deportati non era previsto alcun altro termine che la morte” (P. Levi), in cui “ogni umanitĂ  era spenta, deserto radicale dello spirito” (L. Paini). “E’ una vicenda semplice, come in una favola c’è dolore e c’è felicità”. Le incisive parole fuori campo di Omero Antonutti avviano la fervida perorazione contro il genocidio perpetrato dal Nazifascismo ne LA VITA È BELLA. Il titolo, “venuto fuori all’improvviso, con un’emozione che ha fatto tremare tutte le costole” (Benigni), ha voluto sdrammatizzare il clima rovente degli anni ’30, le leggi razziali del ’38, i lager, “paradigmi assoluti dell’inferno sulla Terra” (L. Paini). La rivisitazione, grandiosa per “queste commoventi storie d’amore, prima tra un uomo e una donna, poi per un figlio, in cui l’una è la continuazione dell’altra” (M. Morandini), per gli espedienti e le bugie che un padre si inventa per salvare la vita al bimbo, è stata supportata dalla valida consulenza dello storico M. Pezzetti e, soprattutto, di Shlomo Venezia, Sonderkommando sopravvissuto di Auschwitz, preposto all’estrazione dei corpi dalle camere a gas e alla successiva cremazione. EmpeirĂŹa e sensiblerie sono i fili conduttori incentrati su Guido Orefice, il quale, desiderando aprire una libreria, va a lavorare, con l’aiuto dello zio Eliseo, come cameriere al Grand Hotel di Arezzo. Il protagonista, con il suo viaggio movimentatissimo, anticipa in prolessi i drammatici eventi che costituiranno la tessitura capillare di questa avventura esistenziale. Si innamora di una maestrina, s’imbatte violentemente in un arrogante gerarca fascista, fa amicizia con il medico tedesco Lessing, si spaccia per ispettore scolastico, parla a lungo con la sua “principessa” e le confessa il proprio affetto; in albergo, allontana Dora dallo “scemo delle uova” impegnato ad annunziare il suo fidanzamento con la ragazza non troppo convinta del passo, con un cavallo “rapisce” Nicoletta Braschi ormai attratta da lui, la sposa e dal loro amore nasce Giosuè. In marcata ellissi, trascorrono sei anni, la bufera non si è ancora scatenata su “cani ed Ebrei” e il giovane marito ha finalmente aperto la sua libreria. Proprio il giorno del compleanno di Giosuè, l’inevitabile arriva, il piccolo, Guido e lo zio vengono deportati in un campo di concentramento, mentre la donna, che non è ebrea, li segue volontariamente. Il “padre” non ha tregua. In una delle scene piĂš geniali del film, si spaccia come traduttore del caporale tedesco, reinterpreta tutte le regole del lager inducendo il bambino a “non piangere, a non chiedere di vedere la mamma, a non lamentarsi se manca la merendina” e avvia un emozionante gioco con prove tremende, un carro armato sarĂ  il premio finale. Immette Giosuè nel vivo della “sfida”, riesce a parlare con Dora attraverso il microfono del campo, nasconde il figlio in una cabina e marcia in maniera buffa per distrarlo, ricerca la moglie per cautelarla. Tutto sotto il suo sguardo vigile, ma, quando i Tedeschi stanno per capitolare, viene fucilato da una dittatura in ginocchio. Può la fantasia cambiare la realtĂ ? SĂŹ, perchè, attraverso di essa, LA VITA E’ BELLA ha inviato un messaggio di speranza al piccolo che “ha vinto” il carro armato ed è ritornato felice dalla mamma; “cercare il lato divertente, o, comunque, immaginarlo, aiuta a non essere trascinati via come fuscelli” (Benigni). Il resto è contorno. Se nell’epilogo, infatti, rimbomba contrastivo “l’è verooo!!!” dell’ignaro Giorgio Cantarini, la riflessione a posteriori sembra l’inno alla crescita interiore manifestata dalle parènesi affidate a tutti i personaggi. “Guarda i girasoli. Si inchinano al sole; se ne vedi qualcuno troppo incurvato, significa che esso è morto. Tu stai servendo, però non sei un servo. Dio serve gli uomini ma non è servo degli uomini”. Le marmoree parole di Giustino Durano sintetizzano l’orgoglio del Giosuè adulto che, dopo aver attraversato le tenebre della nostra Storia senza rendersi conto dei misfatti perpetrati intorno a lui e ridendo “di Ruggero diventato una fibbia”, ribadisce testualmente “questa è la ricostruzione della mia vita, questo è il sacrificio che mio padre ha fatto, questo è stato il suo regalo per me!”

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