Martone e gli “sfigati”: quando il viceministro fu raccomandato all’esame da professore

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michel martone

Quando si lanciano accuse della serie “chi si laurea a 28 anni è uno sfigato“, si dovrebbe avere un curriculum lindo e immacolato, ma anche Michel Martone, l’ormai noto viceministro del Lavoro, qualche macchia ce l’ha. A 38 anni, Martone ha giĂ  una bella carriera alle spalle: figlio dell’ex avvocato generale della Cassazione Antonio Martone, ha bruciato le tappe. A 23 anni era dottorando, ricercatore a 26, professore associato a 27 e ordinario di diritto del lavoro a 29, presso l’universitĂ  di Teramo. Poi la gavetta politica come collaboratore dell’ex ministro Brunetta a 35 anni e la nomina a viceministro. Un percorso eccezionale, si dirĂ , ma la sua battuta sui laureati sfigati ha scatenato il web che ha scavato nel suo passato, mettendo a nudo un episodio poco edificante, quando al concorso per professore ordinario non venne ritenuto idoneo, ma alla fine quel posto lo ottenne.

Sì perché Michel sarà anche bravo di suo, ma il fatto di essere figlio di e di aver avuto qualche raccomandazione è difficile da negare.

Il padre Antonio è un giudice importante, tra l’altro membro della Fondazione Craxi, presidente dell’Authority scioperi e della Commissione anti-fannulloni voluta dall’ex ministro Renato Brunetta.

Frequentatore assiduo dello studio legale di Cesare Previti, partecipò nel 2009 anche a una cena a casa di Denis Verdini, dove si cercò di lavorare al Lodo Mondadori a favore di Silvio Berlusconi. Per questo venne anche ascoltato dal sostituto procuratore Capaldo, anche se non venne mai accusato di far parte della cosiddetta P3, ma di certo gli agganci non mancavano.

Così, quando Michel tenta di fare il salto accademico come professore ordinario, l’aiuto arriva. Quando tra gennaio e luglio 2003 si tenne il concorso, su otto iscritti sei si ritirarono, rimanendo solo Martone e Franca Borgogelli. La candidata vantava due lauree (Scienze Politiche e Giurisprudenza, prese prima dei trent’anni), diciassette anni come ricercatrice di ruolo e piĂą di quaranta pubblicazioni, oltre alla nomina di professore associato. Per lei il verdetto fu unanime: 5 su 5 la promossero a professore ordinario per la cattedra a Siena.

Martone all’epoca aveva qualche docenza, ma pochissime pubblicazioni, due per la precisione, di cui una provvisoria e per tale non ammissibile al concorso. Secondo gli esaminatori il candidato Martone aveva le capacitĂ , ma era ancora troppo acerbo e quindi non idoneo alla cattedra.

I numerosi riferimenti a fatti e a metodologie di analisi sono caratterizzati talvolta da passaggi argomentativi non del tutto esaustivi“; ” Permane la difficoltĂ  di individuare una chiara ipotesi di lavoro“; “Nonostante questi elementi di discutibilitĂ , da ascrivere per così dire alla sua giovinezza scientifica… Le notevoli qualitĂ  su cui può contare avranno occasione di manifestarsi appieno“.

Questi sono alcuni giudizi dei commissari che alla fine lo promossero lo stesso con 4 voti su 5 (a bocciarlo fu il professore Franco Liso): secondo su due, arrivò la nomina a professore ordinario a Teramo, lanciando così ufficialmente la sua carriera.

Ven 27/01/2012 da Lorena Cacace in

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