Maratona di New York: anche uno dei minatori cileni al traguardo
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Si è conclusa anche quest’anno la Maratona di New York. I vincitori sono stati Edna Kiplagat e Gebre Gebremariam, ma la vera curiosità di questa edizione è stata la partecipazione alla manifestazione di uno dei minatori intrappolatti nella miniera in Cile, Edison Pena. Una nota triste nella Maratona più famosa del mondo è stato l’addio alle gare di Haile Gebrselassie, per ben due volte campione olimpico nella gara dei diecimila metri e primatista nelle passate edizioni della maratona di New York. Gebrselassie ha dichiarato, non senza una vena di malinconia: ”Non avevo mai pensato a ritirarmi. Ma ora e’ arrivato il momento di fare un passo indietro e lasciare spazio ai giovani”. Ma andiamo a conoscere meglio i due vincitori di ques’anno della manifestazione.
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Edna Kiplagat ha 31 anni ed è la prima donna del Kenya a vincere la Maratona di New York dal 2003. Già in marzo l’atleta aveva vinto la Maratona di Los Angeles. L’ammontare della vittoria è di 130000 dollari. Per festeggiare la vincita, la Kiplagat si concederà un viaggio alle Hawaii e un hamburgher. Si sa, correre mette fame!
Per quanto riguarda Gebre Gebremariam è la sua prima maratona, come lui stesso dice ai giornalisti: ”Non posso crederci, sono cosi’ felice. E’ la mia prima maratona: non ero sicuro di farcela invece ho vinto”. Gebremariam ha dedicato la vittoria alla moglie: anche lei doveva partecipare, ma un infortunio l’ha bloccata a casa. Una piccola curiosità : Gebre è allievo di Haile Gebrselassie, che proprio in questa edizione della Maraona di New York ha dato l’addio al mondo delle corse.
E arriviamo adesso a Edison Pena, lo ricordiamo in quanto uno dei 33 minatori rimasti intrappolati nella miniera in Cile per più di due mesi. Pena è riuscito ad arrivare al traguardo, ma camminando, in quanto durante la gara si è infortunato. Sembra che il minatore abbia continuato ad allenarsi per tutta la durata della prigionia sul fondo della miniera. Felice di essere riuscito a partecipare alla maratona, ha detto ai microfoni: “L’accoglienza della città però è stata favolosa, calda, con la gente che mi ferma per strada e mi chiede come sto e cosa ho provato. Corro per dimostrare che la maratona si può fare e per dimostrare ai ragazzi che correre significa essere liberi”.
Fonte | Ansa
Lun 08/11/2010 da Manuela Chimera in Cile, Sportivi












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