Manovra economica: le Regioni in rivolta

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Formigoni roberto

Riunite in una conferenza, i governatori delle Regioni non sono d’accordo con la manovra economica approvata dal governo. In un documento hanno fatto sapere che le decisioni prese dal governo sono state prese senza coinvolgere effettivamente le regioni stesse e che i tagli previsti non sono assolutamente condivisi dai governatori.

Il documento prosegue affermando che, visto il momento di crisi, le Regioni sono disposte a fare dei tagli ma non così gravi come sono previsti dal governo: “Irricevibile e non sostenibili perché carica il peso dei tagli sulle Regioni per oltre il 50%. Non è equa e i tagli avranno ricadute pesanti su persone, famiglie e imprese” ha sottolineato il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. Ha poi aggiunto che la decisione presa è stata unanime e non coinvolge la sfera politica ma è una semplice posizione presa davanti alle decisioni del governo che vuole effettuare tagli sulle ragioni causando delle ricadute sui sistemi territoriali.

Errani ha poi proseguito affermando che le Regioni vogliono partecipare riducendo i costi della pubblica amministrazione, in modo da potersi allineare a livello europeo, visto che l’Europa ha acconsentito alla manovra proposta dal governo, ma “Tuttavia riteniamo irricevibile e non sostenibile la manovra. Le Regioni hanno ridotto il contributo al debito pubblico del 6%. Lo Stato centrale ha invece incrementato il suo di oltre il 10%“.

Ancora più dura la presa di posizione di Formigoni (Pdl), governatore della Lombardia, che durante la conferenza stampa ha sottolineato come in questo modo si riducano i soldi alle Regioni ma non le loro responsabilità definendo quindi la manovra economica assolutamente contro a quanto disposto dalla Corte Costituzionale; “C’è dunque un rischio di incostituzionalità della manovra, dal momento che la Corte Costituzionale afferma che deve esservi un collegamento diretto tra le funzioni conferite e le risorse necessarie per il loro esercizio“.

Ambigua invece la posizione di Roberto Cota, della Lega e governatore del Piemonte, che prima ha appoggiato la manovra approvata dal governo salvo poi firmare il documento stipulato dalla Conferenza delle Regioni; una presa di posizione ambigua che non è piaciuta a Errani.

Immagine tratta da: www.famiglieditalia.files.wordpress.com

Fonte | Corriere della Sera

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