Manifestazione al confine tra Israele e Siria. Oltre 20 morti e circa 300 feriti

Manifestazione al confine tra Israele e Siria. Oltre 20 morti e circa 300 feriti
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israele siria

Ieri, domenica 5 giugno, centinaia di siriani e di filo-palestinesi si sono riversati sulle alture del Golan, al confine tra Israele e Siria, per commemorare la “Naksa“, vale a dire l’anniversario della sconfitta delle forze arabe nella Guerra dei Sei Giorni, risalente a 44 anni fa. I manifestanti hanno tentato di oltrepassare la barriera che separa i due territori dal 1967. A quel punto l’esercito israeliano, appostato di guardia, ha cercato di reprimere la marcia con dei lacrimogeni. Fonti neutrali e associazioni umanitarie parlano di esplosioni causate da mine anti-uomo. L’epilogo della vicenda, alquanto drammatico, si è risolto con la fuga in massa dei manifestanti che hanno lasciato a terra i morti, 23 secondo la televisione siriana, e circa 300 feriti.

In Cisgiordania, sempre nella giornata di ieri, un nutrito gruppo di giovani palestinesi ha lanciato pietre contro i militari di guardia: la risposta a base di gas lacrimogeni e proiettili di gomma non ha, fortunatamente, lasciato vittime.

Un mese fa, inoltre, si compiva l’anniversario della “Naqba“, il “Giorno della Catastrofe” araba, ossia la data di nascita dello Stato di Israele (14 maggio 1948): in quest’occasione i militari uccisero 15 civili palestinesi provenienti dalla Cisgiordania, dalla Striscia di Gaza e dai paesi arabi confinanti che avevano fatto pressione sui posti di blocco di frontiera per protestare ideologicamente contro Israele.

Anche per l’anniversario della “Naksa”, quindi, le autoritĂ  belliche israeliane sono rimaste in allerta sin dalle prime ore dell’alba, minacciando di morte chiunque avesse tentato di oltrepassare il confine. Diversi movimenti radicali palestinesi, infatti, hanno incitato i manifestanti a ribellarsi contro lo stato attuale delle cose, inalterato dal giorno in cui Israele, al termine di un conflitto lampo durato solamente sei giorni, si impossessò del Sinai, della Striscia di Gaza e della Cisgiordania.

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Lun 06/06/2011 da in ,

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Alessio+di+benedetto 7 giugno 2011 01:18

LA STORIA SI RIPETE.Come ci riferisce Richard Falk,il professore ebreo di diritto internazionale della Princeton University e inviato speciale ONU nei territori palestinesi,Israele con il suo comportamento guerrafondaio viola “la legge internazionale,le leggi umanitarie internazionali e la convenzione di Ginevra”.In tal modo la politica israeliana assume i chiari connotati di “crimini di guerra”, “tendenze genocide”, “risvolti da Olocausto”, e “Olocausto in corso”. Perciò Falk ha esortato il Tribunale Criminale Internazionale ad analizzare con serietĂ  e ferma volontĂ  la situazione di palese etnocidio che si protrae da piĂą di mezzo secolo, compiuto dagli israeliani con l’indegno appoggio internazionale, per giungere ad accusare “i leader israeliani per crimini di guerra”. Come sosteneva il defunto generale israeliano Moshe Dayan: “la dichiarazione dello stato di Israele nel 1948 è stata fatta alle spese della pulizia etnica di 513 villaggi palestinesi, creando piĂą di 700.000 rifugiati palestinesi, espropriando le loro terre, case e negozi per il 78% della Palestina… Non c’è un solo posto costruito in questo paese che non avesse una precedente popolazione (palestinese)”. Per dare uno stato agli Ebrei lo hanno tolto ai Palestinesi!
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COME LA CHIESA DEVIA IL DESTINO DELL’UMANITÀ
(Nexus Edizioni), giugno, 2010.
517 pagine, 130 immagini, € 25

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