Luca che visse due volte: petizione per evitare la prescrizione di chi lo mandò in coma

La storia di Luca Mongelli lascia l’amaro in bocca. Oggi ha diciassette anni, ma dieci anni fa, a soli sette anni, fu seviziato e abbandonato seminudo sulla neve dai suoi aguzzini lungo le strade di Veysonnaz, piccolo paesino della Svizzera Vallese. Dato per morto, tanto che il padre firmò per l’esproprio degli organi, Luca si svegliò, grazie alla testardaggine della mamma Tina: lei lo sentiva che era vivo. Nessun colpevole, dissero allora i giudici elvetici, nonostante il racconto dello stesso Luca che si risvegliò dal coma dove l’avevano gettato le botte. Ora, dopo dieci anni, il caso rischia la prescrizione, ma i suoi genitori non ci stanno e hanno organizzato una petizione perché il ministro degli Esteri chieda alla Svizzera di continuare a indagare.
Quando Luca, dieci anni fa, si risvegliò dal coma, parlò alla mamma. “Trovate i ladri“, disse perché era il suo modo per chiamare i “cattivi” nel suo mondo di bimbo di sette anni. “C’è un signore che m’ha spinto, hanno paura di andare in prigione“. Mamma Tina filmò tutto, all’ospedale di Sion, in Svizzera, dove fu ricoverato dalla sera del 7 febbraio.
Seminudo in mezzo alla neve, con i vestiti senza un taglio e piegati accanto al corpo, segni evidenti di frustate sulle natiche. Poi la sua testimonianza, una lunga confessione di 18 minuti filmata dalla madre e quella, indiretta, del fratellino Marco, nascosto dietro un albero per la paura, che disegnò tre ragazzi che seviziavano Luca. Tutto inutile per i giudici all’epoca: Luca era intontito dai farmaci, Marco troppo piccolo. Il colpevole era il cane di famiglia Rocky, che fu soppresso.
Ora, a quasi dieci anni, la famiglia vive lontana dalla Svizzera, a Giovinazzo (Bari), da dove erano partiti per lavorare. Luca è tetraplegico e cieco, vive sulla sedia a rotelle, ma conserva un’intelligenza vivace, nonostante la sua tragedia. Studia al liceo classico, suona il piano e, come i suoi genitori, vuole giustizia.
La sua storia rischia di chiudersi senza un colpevole, ma i genitori hanno deciso di muoversi con tutti i mezzi a loro disposizione, approdando anche in tv alla “Vita in Diretta” per continuare la loro battaglia.
Il prossimo 7 febbraio scatterà la prescrizione, ma mamma Tina e papà Nicola, hanno chiesto alla Svizzera di continuare le indagini, avvelenate all’epoca da un clima di razzismo anti-italiano. Il papà era all’epoca un ristoratore. Voleva servire vino italiano in quel cantone svizzero dove si produceva vino locale. Minacce velate, un clima di tensione palpabile, poi l’aggressione al figlio.
La loro speranza è che venga riaperto il caso, condotto fin dall’inizio con gravi errori. Una petizione in Svizzera e una richiesta al ministro degli Esteri: Luca merita giustizia. Soprattutto la verità .
Lun 19/12/2011 da Lorena Cacace in Razzismo




![Tokyo Skytree, il simbolo del Giappone che rinasce [FOTO]](http://static.haisentito.it/haisentito/fotogallery/147X94/52017/tokio-skytree-vista-dal-basso.jpg)

![Le ultime parole di un ragazzo morente: la tragedia di Shaun [VIDEO]](http://static.haisentito.it/147X94/www/haisentito/it/img/shaun-video.jpg)




![Terremoto in Emilia, sette i morti e più di 3mila gli sfollati: prima notte nelle tendopoli [FOTO&VIDEO]](http://static.haisentito.it/haisentito/fotogallery/90X58/51975/terremoto-in-emilia-sette-i-morti.jpg)
