Le migliori buone notizie del 2011, Amnesty ricorda i successi dei diritti umani

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Non solo brutte notizie per il 2011, ma anche buone. Amnesty International, ente che si batte in tutto il mondo per i diritti umani, ha pubblicato un elenco delle migliori buone notizie dell’anno, ricordando alcuni successi ottenuti nel corso del 2011 grazie all’impegno dell’associazione. “Prigionieri politici liberati, condanne a morte commutate, sgomberi forzati fermati“, scrive Amnesty. Eventi che spaziano in tutto il mondo, dalla Tunisia agli Stati Uniti, dalla Repubblica del Congo alla cina, fino alla nostra Italia. Questa una piccola selezione.

Lotta alla discriminazione – Italia
Una mozione portata avanti da Amnesty contro “l’emergenza nomadi“, la dichiarazione cioè dello stato di emergenza in “relazione agli insediamenti nomadi” per Lazio, Campania e Lombardia nel 2008 ed estesa l’anno dopo a Piemonte e Veneto, è stata dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato. Secondo l’associazione in questo modo sono stati facilitati sgomberi forzati e altre violazioni dei diretti umani della comunità rom in Italia.

La vittoria degli indios sulla Chevron – Ecuador
Il 14 febbraio, dopo 18 anni di battaglie legali, un tribunale dell’Ecuador ha condannato la Chevron a pagare una multa record per crimini ambientali, otto miliardi e mezzo di euro per le distruzioni attuate nella foresta amazzonica di Sucumbíos, nel nord-est del Paese, e per i danni arrecati alle popolazioni indigene. Secondo le accuse, confermate dal tribunale, tra il 1964 e il 1990 la Texaco, acquistata nel 2001 dalla Chevron, ha riversato nei fiumi più di 68 miliardi di litri di rifiuti tossici e nell’ambiente altri 64 milioni di litri di greggio per rotture accidentali degli oleodotti

Giustizia internazionale per i Balcani, la cattura di Ratko Mladic – Balcani
Il 26 maggio Ratko Mladic, il boia di Sarajevo, accusato per crimini di guerra dopo il massacro di Srebrenica, quando nel 1995 vennero uccisi 8.000 musulmani, è stato arrestato a Vojvodina, in Serbia. Non è stato l’unico arresto eccellente che il Paese dei Balcani ha deciso di effettuare, smettendo di proteggere i ricercati di guerra. Una sorta di lasciapassare per l’ingresso in Europa che ha visto finire in manette a luglio anche Goraz Hadzic, ultimo dei ricercati. Nel 2011 sono inoltre arrivate anche le condanne per Vlastimir Djordjevic, “un ex alto dirigente di polizia e funzionario del ministero degli Interni della Serbia, giudicato colpevole dell’omicidio, nel 1999, di almeno 724 kossovari albanesi”, Ante Gotovina e Mladen Markac, “due generali dell’esercito croato, per i crimini contro l’umanità commessi nel corso dell’Operazione tempesta” e Momcilo Perisic, “ex capo dell’esercito jugoslavo, per crimini contro l’umanità e crimini di guerra durante l’assedio di Sarajevo e il massacro di Srebrenica“.

Desaparecidos, giustizia per le sparizioni – Argentina
È arrivata la sentenza al processo Esma in Argentina. Lo scorso 28 novembre 12 dei 17 militari accusati di 85 delitti commessi nella scuola militare dell’Esma, il più grande centro di detenzione clandestina della capitale, durante la dittatura. La tragedia immensa dei desaparecidos, gli scomparsi, sembra aver trovato una giustizia con la condanna dell’ex generale in pensione Eduardo Cabanillas (ergastolo) “per aver diretto nel 1976 il centro “Automotores Orletti” di Buenos Aires“, l’ex presidente Reynaldo Bignone (ergastolo) “per i crimini commessi durante la dittatura” e altri militari. Spicca il nome di Alfredo Astiz, “l’angelo della morte”, noto per essersi infiltrato in modo da organizzare rapimenti e uccisioni anche con la connivenza della Chiesa Cattolica.

La liberazione dei prigionieri politici – Myanmar
Il 12 ottobre oltre 200 prigionieri politici e prigionieri di coscienza sono tornati in libertà a seguito di un’amnistia disposta dal governo del Myanmar. Tra i liberati in Birmania c’è anche l’attore Zarganar, la sindacalista Su Su Nway e l’attivista studentesco Zaw Htet Ko Ko, “al centro in questi anni di numerose azioni delle attiviste e degli attivisti della Sezione Italiana di Amnesty“. International.

No alla pena di morte – USA
Il 7 dicembre il procuratore distrettuale di Philadelphia ha annunciato di voler rinunciare nel presentare un altro ricorso per ottenere l’esecuzione di Mumia Abu-Jamal, giornalista e attivista condannato per aver ucciso il 9 dicembre del 1981 a Philadelphia l’agente di polizia Daniel Faulkner e diventata un simbolo nella lotta contro la pena di morte.
In Oregon il 22 novembre è stato il governatore John Kitzhaber a dire che non permetterà l’esecuzione di Gary Haugen, prevista il 6 dicembre, né quella di qualsiasi altro detenuto nel braccio della morte, durante il suo mandato.
Infine il 9 marzo, l’Illinois è diventato il sedicesimo stato degli USA ad abolire la pena di morte e il governatore Pat Quinn ha commutato le condanne a morte degli ultimi 15 prigionieri in attesa dell’esecuzione.

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