La sfida tra USA ed Iran arriva anche nel mondo dei videogames

Che tra gli USA e l’Iran non corra buon sangue è cosa nota da anni, o più correttamente da decenni. Negli ultimi mesi gli episodi che fanno pensare alla possibilità di un escalation di tipo militare diventano sempre più frequenti dalle mancate ispezioni nei siti nucleari agli assalti alle ambasciate con tanto di sanzioni e richiami dell’ONU. L’abbattimento di un drone USA. Un balletto tristemente noto. L’ambito di cui voglio occuparmi è decisamente più leggero ma serve a comprendere il clima.
Battlefield 3 è uno dei videogame più attesi e più venduti al mondo. Tra le varie parti/missioni che compongono il gioco c’è anche l’invasione americana di Theran. Una cosa che non è andata proprio giù alle autorità iraniane che hanno deciso di mettere al bando Battlefield 3 dopo averlo visionato attentamente, c’è da dire che le autorità iraniane hanno vietato libri, autori, film e quant’altro, sono degli esperti della censura insomma. Ad esplicitare la motivazione per la proibizione del videogame è Behrooz Minaei, dirigente della Fondazione iraniana per i giochi elettronici, “Si tratta di un gioco con molti errori tecnici e con una tematica inaccettabile”.
Il gioco è stato prodotto dalla Electronic Arts che è una vera e propria multinazionale del gioco, la si può tranquillamente inserire nelle prime tre software house del mondo videoludico. Behrooz Minaei ha annunciato che l’Iran intende rispondere colpo su colpo ed è stato messo in programma un videogame dal nome totalmente esplicativo, “Attack on Tel Aviv“.
Lungi da me voler scatenare un altro incidente diplomatico, ma sono abbastanza esperto di videogames da poter affermare che non è una competenza che si acquisisce in pochi anni. Non conosco la bravura dei programmatori iraniani, ma al momento non riesco a ricordare un gioco, degno di essere menzionato, proveniente da quelle latitudini. La Electronic Arts magari avrà il difetto di puntare molto se non troppo sui best seller. Ma è una software house che sta per festeggiare i trent’anni di attività o giù di lì. E’ una delle migliori al mondo ed in questo campo la differenza tra un veterano ed un novizio si vede ad occhio nudo. E se ci sarà questa differenza i primi a vederla saranno i videogiocatori iraniani che di sicuro la loro copia pirata di Battlefield o giochi simili l’avranno già giocata. Siamo sicuri che al governo iraniano conviene intraprendere questa battaglia? Io penso di no.
Dom 11/12/2011 da Fabio Pagano in Videogiochi






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