La punizione per i clienti delle squillo: vestirsi da pollo

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pollo

In America hanno uno strano modo per punire i clienti delle lucciole. C’è un giudice che non è nuovo a sentenze stravaganti del genere. Lui si chiama Michael Cicconetti ed ha punito tre clienti di alcune prostitute della zona facendoli vestire da pollo. Lo potete vedere nell’immagine qui sopra: gli uomini erano accusati di aver cercato di avere prestazioni sessuali a pagamento da una poliziotta in incognito.

All’inizio il giudice li aveva puniti a 30 giorni di prigione. Ma secondo lui questo non avrebbe rappresentato una punizione giusta ed equa. E così li ha condannati a vestirsi da pollo e a girare per le strade con un cartello con la scritta «Nessun Chicken Ranch a Painesville». Per chi non lo sapesse, il “World Famous Chicken Ranch” (“Il più famoso pollaio del mondo”), è una casa chiusa che si trova in Nevada, dove la prostituzione è assolutamente legale.

Fonte | La Stampa

Dom 29/07/2007 da Patrizia Chimera in

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Aphrael 29 luglio 2007 19:56
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Io l’avrei vestito da mandrillo, era più in tono.

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Giggi il bullo 30 luglio 2007 10:28
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Io comunque col tempo mi sto rendendo conto sempre più di una cosa: e cioè che andare a puttane sta diventando piano piano una cosa illegale: e prima il provvedimento del sindaco di Padova contro i trans, e poi quello di Treviso che multa i clienti e gli fa recapitare fino a casa la foto della targa della macchina scattata con le telecamere e una lettera di richiamo del sindaco in persona, cioè ora basta!
Mi sembra un diritto fondamentale della persona avere la scelta di poter decidere liberamente se andare o no a puttane, non c’è assolutamente niente di male, e tutti quelli che attaccano i clienti delle prostitute e li accusano di esssere quello che sono secondo i loro quattro moralismi del cavolo altro non sono in realtà degli impotenti invidiosi di non poter più consumare rapporti sessuali, e la rabbia che hanno li spinge a pensare e purtroppo anche a parlare in questo modo, cioè reprimendo, come si faceva ai tempi del Ventennio, e d’ altra parte l’Italia è un paese molto ben lontano dall’ essere definito una democrazia vera e propria quando poi c’è sempre qualcuno che ti vuole negare un tuo diritto fondamentale.

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Ste 30 luglio 2007 21:15
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…ANCHE IN ITALIA!!!!…

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Franco 8 agosto 2007 18:04
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La solita pappagallesca notizia che si sente spesso di: “Tutte le prostitute da strada sono schiave” è falsa! Osservate il seguente sito internet: http://jonathanx.altervista.org Qui troverete tutte le affermazioni rilasciate da serie organizzazioni come il CENSIS ed il PARSEC. Quest’ultime affermano che non più del 20% delle prostitute sul territorio italiano è ridotto in schiavitù. Il vice capo della Polizia durante una trasmissione recente di Matrix su Canale 5 ha affermato che ultimamente questa percentuale è scesa al 10%.
Posso portare anche una mia testimonianza. In effetti, io vedo sulle pubbliche vie queste donne al lavoro con un “Telefonino” in mano ed addirittura, in numero sempre crescente, le stesse persone automunite con vettura dotata di targa del rispettivo Paese di provenienza. Voglio ricordare che con il cellulare è sempre possibile chiamare il 112/113, anche con il traffico limitato e/o con la tastiera bloccata. Quindi se io fossi uno che costringesse queste donne a svolgere questo lavoro, non doterei affatto esse di tale apparecchio.
In più non ho mai notato sulla strada la ragazzina con la faccia da quattordicenne. Si vede benissimo in quest’ultima occasione che la donna non ha diciotto anni d’età.
Inoltre oserei sollevare un quesito molto strano. Perché le ragazze semplici italiane sono indenni da schiavitù sia dentro l’Italia, sia verso l’estero? Avremmo dovuto sentir parlare di ciò ed anche spesso, poiché queste persone nel nostro Paese non possono essere clandestine e quindi rimpa****bili con conseguenti mancati guadagni!
Possibile che se le donne hanno il passaporto sequestrato, non possono denunciare nulla? Ciò vuol dire che se uno straniero smarrisce il detto documento, nel nostro Stato diventa un clandestino?????
Comunque, devo dire che la schiavitù esiste nella prostituzione, come esiste in tutti i mestieri.
I clienti delle prostitute non vogliono essere, salvo qualche raro caso, dei violentatori o schiavizzatori. Non cercano la donna costretta a prostituirsi. Se disgraziatamente si accorgessero di essere stati tali di una schiava, facilmente si offrirebbero per aiutarla in qualsiasi modo possibile. Molte in effetti sono libere grazie anche ai propri clienti. CHI AMA LA PROSTITUZIONE ODIA LA SUA SCHIAVITU’.
Non pensiate che il proibizionismo risolva il problema suddetto. In effetti tale politica repressiva manderà il fenomeno nel sommerso, dove chi eserciterà tale mestiere o se ne vorrà avvalere, verrà spinto ad entrare in luoghi protetti e nascosti e per stare in detti posti queste persone pagheranno molti più soldi di quelli che danno tuttora. Tutto questo significherà un maggiore vantaggio per gli introiti della criminalità organizzata. Un proverbio dice: “Il proibizionismo è l’acqua del pesce Mafia”.

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