I Liceali: per Maurizio Gasparri e’ una fiction comunista

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Maurizio Gasparri si scaglia contro “I Liceali”, la fiction, prodotta da Taodue, che torna sulle reti Mediaset, per la precisione su Canale 5. Tutta colpa di alcune scene che ci mostrarono l’occupazione da parte degli studenti del Liceo Classico Colonna, dove hanno luogo le vicende dei protagonisti.

Allora, quando vennero girate le riprese, l’Onda invadeva le strade delle citta’ italiane per protestare contro il ministro Gelmini: e in occasione della manifestazione di piazza a Roma del 30 ottobre gli attori si unirono ai veri manifestanti, per dare piu’ realismo alle scene. Oggi, gli studenti del Liceo Mamiani, dove in parte vennero registrate quelle scene, sono davvero in sciopero ed hanno occupato la struttura, per protestare contro la riforma scolastica.

La vicenda ha mandato su tutte le furie Maurizio Gasparri, che punta il dito sulla puntata de “I Liceali“, nella quale si vedono le scene di occupazione della scuola. Puntata andata in onda venerdi’ scorso. Lui accusa la fiction di essere comunista: “Sono contro la censura, ma anche contro il qualunquismo. L’ultima puntata della serie è criptocomunista“. Il giornale Libero, sul quale Gasparri ha rilasciato la sua intervista, rincara la dose parlando di “toni rivoluzionari, slogan rifondaroli, bandiere arcobaleno“. Mentre il politico parla di accuse velate al governo e di messaggi subliminali lanciati ai giovani.

Dalla Taodue si difendono: “Le fiction non sono nĂ© di destra, nĂ© di sinistra“. E poi il produttore aggiunge: “La fiction è qualunquista come lo è la realtĂ  in cui viviamo, certe ideologie sono superate“.

Fonte | Corriere

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Maurizio 26 novembre 2009 14:29
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Sciopero generale degli studenti che ha visto una larga partecipazione in molte cittĂ  d’Italia. Il ministro Maria Stella Gelmini anzichĂ© riflettere (anche se non rientra nelle sue consuetudini) su questo avvenimento lo ha subito liquidato con questa battuta: “Coloro che hanno partecipato ai cortei sono tutti appartenenti ai centri sociali”. Voleva squalificare i manifestanti?I centri sociali secondo lei sono luoghi di perdizione dai quali bisogna stare lontani? Cose non corrispondenti alla realtĂ , che un ministro dovrebbe sapere. Ma la polizia che ha sicuramente fatto un rapporto al Ministero dell’Interno su queste manifestazioni studentesche ha attribuito tutta quella massa di giovani ai centri sociali? Se così fosse i centri sociali avrebbero un motivo di gongolare. Ma non è così. Il ministro della Pubblica Istruzione di origine lombarda, ma abilitata avvocato in una sede piĂą “comprensiva” del sud ha ancora una volta dimostrato il suo basso tasso di intelligenza, sollecitata forse dalla sua faziositĂ  tipica di certi ciellini. Studenti tutti riuniti con un passaparola frettoloso e per una causa comune che infiamma i nostri cuori e libera quello di cui i potenti hanno quasi sempre paura, gli studenti insoddisfatti; perchĂ© la veritĂ  è che la cosa piĂą temuta dai tiranni (perchĂ© ormai di questi si tratta) è proprio la vox populi. Si torna quindi, grazie ai decreti ministeriali di Maria Stella Gelmini, al prototipo della scuola dei baroni (sì, quella del ’68), dove i privati domineranno, le rappresentanze studentesche saranno abolite e la democrazia sarĂ  piĂą presente in paesi come la Birmania. Negli istituti di tutta Italia, i soldi sono diventati un’utopia; gli studenti non hanno a loro disposizione nemmeno la carta igienica. I sussidi audiovisivi sono ormai sogni lontani, così come palestre ed aule adeguate a tenere assemblee. Nelle classi, composte ormai da ben trenta persone, le norme sulla sicurezza vengono meno poichĂ© gli studenti sono chiusi in spazi minuscoli, schiacciati. Molti professori verranno licenziati in tronco, gli istituti verranno accorpati senza un criterio minimo; ad esempio, l’IPSIA rischia l’accorpamento con l’Istituto d’Arte. Le ore di formazione professionale saranno poi relegate a sole due o tre, ai confini dell’orario scolastico. La crisi si scaglia quindi sul settore pubblico, e soprattutto sulla scuola. PerchĂ©? E’ questa la domanda che oggi, come quarantuno anni fa, poniamo a squarciagola con i nostri slogan, senza schierarci politicamente, senza arrivare a violenze e scontri perchĂ© a noi, di creare problemi, non importa proprio. Se solo nella sede del PDL di Imperia avessero saputo quanti studenti schierati dalla parte di suddetto partito erano lì sotto questa mattina a formare quel gruppetto di piĂą di trecento studenti, forse non verremmo ignorati come nella peggiore delle tirannie, demonizzati, accusati di parlare solo perchĂ© “politicamente orientati (leggasi: comunisti)” e di, in parole povere, non capire nulla. Ma nonostante la nostra ignoranza e la nostra incapacitĂ  di comprendere, noi scendiamo in piazza per difendere i nostri diritti di studenti, di cittadini e di umani. PerchĂ© i soldi che i noi e i nostri genitori versiamo allo stato finiscono, a quanto pare, spesi in droghe, giri di prostituzione, affari “privati” di chi dovrebbe anteporre lo Stato, i cittadini ed il benessere comune a tutto il resto? E perchĂ©, quando ci si rende conto che i soldi sono finiti, sono i cittadini a pagare i “divertimenti” di coloro che hanno eletto? PerchĂ©, infine, il diritto allo studio ci viene negato in modo così subdolo? Alla scuola dovevano pensarci prima, e ora la vergogna è di tutti loro. La destra, con interesse ed arroganza, chiude così quello che la sinistra ha fatto fallire per boria e cecitĂ , e “la cecitĂ  degli uomini è così grande che persino della propria cecitĂ  si gloriano.” Basta con gli Scioperi inutili (Tanto Maria Star non sa contare e dice che son sempre quattro gatti quando c’è il mondo che le si rivolta contro)…. R*E*V*O*L*U*T*I*O*N!!!!!!!!!!!!!!!! E come direbbero a Napoli: CĂ  nisciuno Ă© fesso!!!

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Maurizio 26 novembre 2009 14:29
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Il Documento di Programmazione Economico-Finanziaria per il quinquennio 2009-2013, ha delineato uno schema di risparmio finanziario di 7.832 milioni di euro nel settore dell’istruzione tradottosi, solo nel corrente anno scolastico e in forza della legge finanziaria per il 2009 (legge del 22 dicembre 2008, n. 203), nella riduzione di 42.103 posti per i docenti e di 15.167 posti per il personale A.T.A e nella disoccupazione di 26000 precari privati della possibilitĂ  di rinnovo contrattuale. Tale assetto produrrĂ , inoltre, la decurtazione di ulteriori 45.236 unitĂ  per l’organico docente e di 29.334 unitĂ  per il personale A.T.A., profilandosi, in tal guisa, un futuro incerto per circa 340.000 precari del comparto scuola. Tutto questo comporterĂ  inevitabilmente l’aumento del numero di alunni per classe con il conseguente innalzamento del rapporto alunni/docente (incrementato di un punto percentuale da 8,9 a 9,9) in palese violazione delle norme sulla sicurezza nelle classi con piĂą di 25 alunni (L. n. 820 del 1971; D.M. 26.08.1992, n. 292; D. Lgs. 9/4/2008, n. 81), la soppressione delle cattedre, la razionalizzazione e accorpamento delle classi di concorso in tutti gli ordini e gradi di istruzione e, in particolare, nella scuola primaria e nella scuola secondaria di II grado. L’Italia sta portando avanti, con l’attuale governo Berlusconi, una politica di tagli alla scuola pubblica: tagli devastanti che non hanno paragoni con il trattamento riservato agli altri settori della finanziaria e sembrano piĂą corrispondere ad un vero progetto ideologico reazionario piĂą che ad una risposta alla crisi economica, scoppiata fra l’altro successivamente al DL n. 137 e all’art.133 della Finanziaria 2008 di Tremonti. Di fronte ad un investimento planetario nel campo della conoscenza e dell’istruzione, gli USA di Obama in testa, l’attuale ministro Gelmini, invece, s’inorgoglisce in televisione per l’aumento del 10% delle bocciature nell’ultimo anno scolastico. La scuola, è l’ultima difesa che la nostra societĂ  possiede di fronte al pericolo del pensiero unico e semplificato, prodotto da quella poderosa macchina del consenso che è il sistema mediatico, monopolizzato in Italia da un unico soggetto economico-politico. In base ai dettami della Riforma, alcune scuole non saranno piĂą attive a partire dal prossimo anno scolastico. Non è difficile immaginare che esse saranno soprattutto le scuole di montagna. I numeri minimi per il mantenimento dei plessi scolastici lasciano poco spazio all’immaginazione: dieci alunni per la Scuola dell’infanzia, diciotto per la Scuola primaria – elementare e venti per la Scuola secondaria – media. Diverse scuole delle Valli potrebbero, quindi, cadere sotto la mannaia della chiusura. Un autentico passo indietro che contrasta col sacrificio degli amministratori locali e del mondo dell’imprenditoria che cerca di preservare il territorio, di aiutarlo a crescere ed a popolarsi assicurando servizi minimi in grado di non mettere in difficoltĂ  i cittadini che giĂ  ogni giorno devono fare i conti con le distanze e con le problematiche strettamente connesse con la vita in montagna. Chiudere una scuola rappresenta anche un passo indietro sulla strada del preservare le tradizioni locali, vero elemento di forza in una fase nella quale si riscoprono, a fini anche economici, i territori con le loro peculiaritĂ  e la loro capacitĂ  di diversificarsi sotto i profili culturali e sociali. E come direbbero a Napoli: CĂ  nisciuno Ă© fesso!!!

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Maurizio 26 novembre 2009 14:29
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Alla vigilia della seconda fase della “mattanza” che nei prossimi mesi colpirĂ  il precariato scolastico (dai professori ai bidelli, agli impiegati), la ministra dell’istruzione Gelmini, ideatrice assieme a Tremonti dei drastici tagli alla spesa scolastica e di una maxiriforma che farĂ  scomparire cattedre, indirizzi e ore settimanali di lezione, manda a dire ai ragazzi di non lasciarsi strumentalizzare. “Rispetto chi manifesta il proprio dissenso – spiega la Gelmini – ma invito i ragazzi a non schierarsi dalla parte della conservazione”. Il ministro, che commenta in questo modo le proteste degli studenti di questi giorni, getta però benzina sul fuoco quando aggiunge: “Io vado avanti, non credo che le istituzioni possano indietreggiare rispetto a episodi di violenza che grazie a Dio sono isolati e in molti casi non sono degli studenti ma dei centri sociali”. Si prevedono esuberi in massa tra i docenti a tempo indeterminato che per legge se non accetteranno di cambiare amministrazione potranno essere licenziati. “Se protestano cinquanta operai perchĂ© la crisi morde la notizia va in prima pagina, ma qui saremo oltre centomila a perdere il lavoro con un conseguente scadimento del servizio scolastico ed educativo. E gli intellettuali si occupano di giustizia, trans permettendo”. Si invita alla mobilitazione: “Facciamoci sentire e Chiediamo di non dare corso ai tagli e di bloccare l’applicazione delle nuove disposizioni ministeriali. Rivendichiamo il diritto all’assunzione a tempo indeterminato”. La Legge Finanziaria di Gelmini & Tremonti, ha cancellato inoltre la gratuitĂ  dei libri di testo per le scuole elementari. La legge, dopo l’approvazione del Senato, arriverĂ  alla Camera per la discussione. Il Governo ha deciso di non rifinanziare il capitolo che serviva a garantire ai Comuni le risorse per pagare i libri che ogni anno ricevono tutti i bambini delle elementari. Elimina anche la copertura del comodato d’uso alle superiori. Un risparmio di 103 milioni di euro per il governo, nonostante che permanga l’obbligo di gratuitĂ : la relativa legge del 1964 non è stata infatti cancellata . E, quindi, se non ci saranno modifiche, dovrebbero essere i Comuni, con altre entrate, a far fronte a questa spesa. Il ministro ha replicato che i fondi saranno recuperati dal calderone dei capitali che rientreranno dall’estero. VERGOGNA!!!! Tagliatevi il vostro di stipendio se dovete risparmiare!!!! E quella incapace ha anche il coraggio di fare figli e di essere Madre, dopo che tratta cosi i figli degli altri???? Estradatela …

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Genitore 1 dicembre 2009 20:41
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i films sono finzione, ho due figli che vanno a scuola e per quel che riguarda gli scioperi e le proteste, capisco dai loro racconti che vengono influenzati dagli insegnanti. Del resto tornando indietro con la memoria anche il mio voto al refferendum del 1979 Europa Unita è stato influenzato dagli insegnamenti ricevuti a scuola. a distanza di 30anni, ragionando con la mioa testa voterei diversamente

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