Gianfranco Fini: bisogna fare la riforma della giustizia

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Gianfranco Fini torna sulla questione della riforma della giustizia. Secondo il presidente della Camera sarebbe auspicabile una separazione fra le carriere dei magistrati inquirenti e giudicanti, senza però eliminare l’indipendenza della magistrature. Le carriere devono essere separate, ma senza essere soggette all’esecutivo. E’ questo ciò che sostiene Fini durante un convegno a Bari: «Sarebbe grave tornare alla soggezione dei pm all’esecutivo, com’era nel fascismo». Il tema della giustizia è particolarmente caro al presidente della Camera, che già in passato aveva attaccato il Governo sul Lodo Alfano.
Nel suo intervento a Bari, Fini sostiene anche la composizione del CSM è ben bilanciata. Se si desse infatti troppa importanza ai non togati si rischierebbe un’eccessiva dipendenza dal potere politico.
Ma il leader di Futuro e Libertà parla anche dell’eccessiva lentezza della giustizia italiana (tale che un giudice di Belluno aveva risarcito il Ministero della Giustizia per la sua eccessiva lentezza): «L’applicazione delle leggi penali non sopporta lentezza, che vuol dire scarsa tutela degli imputati e perdita di garanzia. Vuole dire inefficacia del sistema della pena, che invece deve essere pronta e certa. Non si possono riempire le carceri di detenuti in attesa di giudizio perchè si ripercuote sulle garanzie».
Un intervento, quello di Fini a Bari, che vuole intervenire in maniera decisa sulla giustizia, a tutti i livelli. La riforma deve essere fatta, ma senza perdere l’indipendenza dei magistrati.
Fonte | Corriere
Ven 29/10/2010 da Manuela Chimera in Giustizia, Riforme











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