Frosinone: non è reato insultare il capo

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lavoro offesa capo

Un’offesa al capo sul lavoro? Non e’ un reato! Curiosa sentenza del giudice di Pace del Tribunale di Frosinone: dire “Lei non capisce un c…..” al proprio capo non può essere considerato reato. E questo perchè, secondo la motivazione offerta dal giudice, questa frase è ormai entrata nel gergo comune colloquiale, perdendo del tutto la sua intenzione iniziale di offesa. Quindi la frase in questione, se rivolta al proprio capo, non può configurarsi come un reato. Ma andiamo con ordine. La storia inizia in un’agenzia di sicurezza privata. Lite fra dipendente e capo e da parte del dipendente parte la frase incriminata:”Lei non capisce un c…..“.

Il titolare dell’agenzia ovviamente si offende e trascina in tribunale il proprio dipendente. Il quale viene condannato in primo grado, ma il lavoratore non ci sta e ricorre in appello. Con relativo annullamento del processo per un vizio procedurale.

Ma nè il titolare nè il dipendente demordono, devono arrivare alla fine della vicenda e quindi ricorrono al giudice di pace. Il quale proclama che quella frase, “Lei non capisce un c….“, per quanto possa essere colorita e di dubbio gusto, rientra nel gergo comune e quindi priva di ogni intento di offesa.

Già in passato la Corte di Cassazione aveva privato il classico “Vaffa” di ogni intento di reato. Adesso, il tribunale di Frosinone, aggiunge anche il “Lei non capisce un c….” alle frasi che non costituiscono più reato. Almeno se rivolte al proprio capo.

Fonte | Tgcom

Lun 25/10/2010 da Manuela Chimera in ,

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