Francesco Cossiga morto: le 4 lettere inviate alle piu’ alte cariche dello stato

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Francesco Cossiga

Francesco Cossiga ha lasciato un testamento politico. L’ex Presidente della Repubblica, scomparso all’eta’ di 82 anni, dopo alcuni giorni di ricovero in ospedale, per una crisi cardiorespiratorio, prima di morire aveva scritto quattro lettere, ognuna indirizzata alle quattro piu’ alte cariche dello stato: quattro missive inviate al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Presidente della Camera dei Deputati e al Presidente del Senato. Un ultimo saluto politico di Francesco Cossiga, che l’ex Capo di Stato ha voluto lasciare prima di morire.

Le quattro lettere erano state lasciate da Francesco Cossiga, insieme a quella inerente ai suoi funerali, presso la segreteria generale del Senato. L’obbligo era quello di consegnarle alle quattro piu’ alte cariche dello stato solamente dopo la sua morte: sono state scritte il 18 settembre del 2007, quando il Capo dello Stato era Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio era Romano Prodi, mentre alla guida di Senato e Camera c’erano Franco Marini e Fausto Bertinotti. Attualmente gli ultimi tre incarichi sono invece occupati da Silvio Berlusconi, Renato Schifani e Gianfranco Fini, che hanno ricevuto le lettere, insieme a Giorgio Napolitano.

Nelle lettere si legge una vera e propria dichiarazione d’amore di Francesco Cossiga per l’Italia, che lui ha servito con fedelta‘, passione e umilta’ per moltissimi anni. Nelle missive l’ex Capo dello Stato invoca l’aiuto di Dio per proteggere il paese. “Fu per me un grande onore servire immeritatamente e con tanta modestia, ma con animo religioso, con sincera passione civile e con dedizione assoluta, lo Stato italiano e la nostra Patria, nell’ufficio di Presidente della Repubblica“, questo si legge in una delle lettere.

Le lettere sono state rese pubbliche, ma non quella inviata al Presidente del Consiglio. Da Palazzo Chigi, infatti, fanno sapere che questa lettera verra’ resa pubblica solamente dopo i funerali e che il testo e’ simile agli altri, se non per qualche dettaglio in piu’.

Fonte | Corriere

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