Festival di Sanremo 2009: Povia con il gay guarito
Il Festival di Sanremo 2009 fa gia’ parlare di se’, nonostante manchi molto tempo ancora al via della kermesse canora italiana. A creare qualche discussione e’ il brano che Francesco Povia presentera’: il titolo e’ “Luca era gay“. L’Arcigay non ci sta e grida allo scandalo: si rischia di scatenare sentimenti omofobici.
L’Arcigay vuole bloccare il Festival se la canzone di Povia dovesse risultare omofoba. “Il titolo del brano, inedito per regolamento, sembra gia’ non lasciare dubbi sul tema trattato e sulle posizioni dell’autore. Ormai celebre e’ rimasta una sua intervista a Panorama in cui dichiarava: ‘Gay non si nasce. Lo si diventa in base a chi frequenti. Anche io ho avuto una fase gay: e’ durata sette mesi, poi l’ho superata. E ho anche convertito due miei amici che credevano di essere gay e invece adesso sono sposati“.
L’Arcigay crede che il titolo della canzone si possa riferire a quel Luca Tolve, un ex gay che a suo dire era guarito con le teorie di Joseph Nicolosi. “Se Bonolis e il suo direttore musicale intendono mandare in scena uno spottone clerical reazionario contro la dignita’ delle persone omosessuali, sappiano fin d’ora, che la nostra reazione sara’ durissima, rumorosa e organizzata“.
Nel video qui sopra, Povia con “I bambini fanno ooh”.


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Commenti (8)
Un conto è se la canzone è uno “spottone clerical reazionario contro la dignità delle persone omosessuali”, un altro conto è se il testo parla di una conversione da omo a etero.
LA VITA DI OSCAR WYLDE CONFERMA IL MESSAGGIO DI POVIA: la libertà di scelta è possibile
Bella la canzone di Povia sul percorso di crescita di un giovane oltre l’omosessualità.
Bella nonostante le proteste dei grandi sacerdoti della religione Gay che sostengono il DOGMA della immutabilità degli orientamenti sessuali e quindi finiscono per ledere il diritto inalienabile degli uomini in merito alla libertà di scegliere e cambiare gli orientamenti sessuali
Per questo dogma hanno preteso la riparazione preventiva del “sacrilegio” compiuto da Povia con la lettura, da parte di Roberto Benigni, di una corrispondenza di passione omosessuale fra Oscar Wylde e un suo amico.
Per chi conosce la storia di Oscar Wylde e di sua madre questo è un vero boomerang che si ritorce contro il dogma gay dell’immutabilità degli orientamenti sessuali perché proprio la storia di Wylde dimostra che gli orientamenti sessuali non riguardano l’essenza biologica e immutabile di una persona ma sono varianti dell’apprendimento durante le fasi di formazione psicologica dell’identità
Ogni essere umano ha diritto di vivere e di rivendicare un’identità gay, oppure ha diritto, se vuole, di sviluppare il proprio potenziale eterosessuale.
La vera violenza è impedire la libertà di scelta perché gli orientamenti sessuali possono essere cambiati.
La stessa Organizzazione mondiale della sanità, se è vero che considera l’omsessualità una variante naturale dell’orientamento sessuale, è anche vero che considera un diritto cambiare il proprio orientamento sessuale quando esso è egodistonico, ovvero non desiderato.
L’OMS reputa indispensabile il rispetto della libertà e dell’autodeterminazione della persona in merito al proprio orientamento sessuale
( OMS, ICD-10 n. F66 1 )
LA VITA DI OSCAR WYLDE, AL CONTRARIO DELLE INTENZIONI, DA’ PIENAMENTE RAGIONE PROPRIO AL MESSAGGIO CONTENUTO NELLA CANZONE DI POVIA.
Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde era nato a Dublino il 16 ottobre del 1854, in una famiglia decisamente stravagante, cosa questa che segnò il giovane Oscar più di quanto egli stesso potesse rendersene conto.
Suo padre era un oculista famosissimo, ma dalla bizzarra corporatura fisica (era poco più di un nano) che non gli impedì però di tradire di sovente la moglie, al punto da finire anche in tribunale per una delle sue scappatelle extra-coniugali.
La madre, Jane Francesca Elgee, era, al contrario, una donna alquanto corpulenta, che in gioventù si era data anche alla poesia assumendo il nome d’arte di “Speranza”. In seguito amava circondarsi di intellettuali, tenendo anche dei salotti letterari.
In questo peculiare ambiente crebbe il piccolo Oscar, segnato fin dall’infanzia dai capricci di una madre intrusiva e dominante e dalla assenza della figura paterna, fra l’altro priva di ogni carisma.
La madre copriva il piccolo e sensibile Oscar di un amore ossessivo, sopravvalutandolo in ogni occasione e amava sempre vestirlo con abiti femminili.
Inutile chiedersi quale influenza ebbero il viscerale e ossessivo amore materno e le strane tendenze di “Speranza” verso questo bimbo che lei orientava verso la femminilità e verso l’identificazione con se stessa.
Dico solo che il manager di Povia è un gran volpe che sa come farsi pubblicità
Ke skifo!! Ankor peggio se solo x fare pubblicità
Ma occorre ricordare che accanto a un Luca che era gay esiste una schiera di Luchi che erano etero (ecco le loro storie: http://noirpink.blogspot.com/2008/12/luca-era-gay-canta-povi...)… Fatto che non dimostra certo che l’eterosessualità possa essere considerata una malattia da cui si debba guarire: quindi vale anche il contrario, no?
Quante pippe, se si chiede tolleranza si deve essere pronti a darla. La censura preventiva su Povia è particolarmente odiosa …
E se la “conversione” fosse stata da etero a omo??
Non è possibile che solo qui in Italia ci sono certe persone così superficiali… Omosessualità intesa come malattia che si possa guarire…ma si guariscano le loro teste! Nel testo di Povia si parla di Freud, mi fa pensare che non l’ha capito bene quello che diceva Freud! Ma quando sarà il tempo che lascino vivere le persone con la propria dignità e non si specula e non si faccia pubblicità su se stessi alle spalle degli altri…Sono daccordissimo con l’arcy gay
La canzone di Povia non mi è sembrata affatto reazionaria od omofoba. Premetto che sono una psicopedagogista a favore della libera espressione di se stessi e della propria sessualità.
Il testo mi pare che ponga, piuttosto, l’accento sul problema delle separazioni mal gestite dai coniugi e mal vissute dai figli, del plagio che uno dei genitori effettua sul figlio per assicurarsi un “consenso affettivo” mettendo in cattiva luce il partner, non considerando che il figlio ha bisogno di entrambe le figure di riferimento.
E’ la “crisi di identità” e non l’essere omosessuale o meno che viene affrontata nella canzone. Ben venga una scelta decisa nell’uno o nell’altro verso, il necessario è che non si rimanga sospesi senza raggiungere un’autoconsapevolezza della propria essenza. Pretestuosa e sessuocentrica, secondo me, la posizione dell’arcigay. Difendiamo (e io sono con voi) con dignità i diritti degli omosessuali senza cadere in sterili e assurdi vittimismi. Sidera