Elvira Savino: non sono una starlette, sono una parlamentare
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Elvira Savino non ci sta e va contro tutti coloro che la definiscono una pin-up e non una parlamentare. La donna politica, eletta con il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi se la prende soprattutto con Roberto D’Agostino e il sito Dagospia, al quale invia questa lettera, dopo che il sito l’aveva definita una “topolona” e una “pin-up di Montecitorio“.
“Non sono Alice nel Paese delle meraviglie. Quando ho accettato di essere candidata al Parlamento italiano ero ben consapevole che, se eletta, avrei dovuto sfidare tante diffidenze, anche maliziose. Ho trent’anni, una laurea in economia, un master e cinque anni di esperienza fra l’ufficio stampa di un partito e la redazione di un mensile: conosco bene le regole di Dagospia e del sistema mediatico. Se vengo dipinta come “topolona”, “pin-up di Montecitorio”, “miss Parlamento” oppure “onorevole tacco 12″, non posso che sorridere“.
E la lettera continua con le lamentele, soprattutto nei confronti dello scarso rispetto verso le prostitute. “Ho una tale deferenza nei confronti delle istituzioni che ho sempre tenuto un comportamento decoroso e di grande rispetto nei confronti delle stesse. Se solo aver partecipato ad un (interessantissimo) dibattito fra personalità come Tremonti e D’Alema diventa occasione di commenti trash, non mi preoccupo per me. Resto turbata dalla somma di articoli e servizi televisivi, anche nei confronti di colleghe che hanno responsabilità maggiori delle mie, che tendono a dipingere la presenza parlamentare femminile (soprattutto quella del Pdl) come “leggera”, ed uso un eufemismo. Chi ha ruoli pubblici deve sapere di vivere in una casa di vetro, osservato da giudici severissimi (i media e i cittadini)“.
“I parlamentari giustamente, non meritano alcuna indulgenza ma, altrettanto correttamente, le Istituzioni non possono essere messe alla berlina senza ragione, se non per il gusto del torbido. In un Paese in cui non si insegna più educazione civica e libri come “La Casta” diventano best seller, non abbiamo bisogno di farci del male gratuitamente.Va benissimo l’ironia, sacrosanto il diritto di cronaca, fondamentale l’esercizio della critica ma la volgarità è un’altra cosa“.
E poi conclude: “Mettere un limite a questa perversione non toglierà nulla all’appeal di Dagospia e dei giornali (quotidiani come rotocalchi). In cambio, potrebbe favorire quel sentimento di fiducia nei confronti delle istituzioni che è vitale in ogni democrazia sana, come la nostra, nonostante tutto, è“.
Fonte | Corriere
Dom 18/05/2008 da Patrizia Chimera













