Elezioni Presidenziali Usa: come si vota in America
Domani, martedi’ 4 novembre 2008, in America si celebra l’Election Day, che cade ogni volta nel martedì successivo al primo lunedì del mese di novembre, alla scadenza del mandato di quattro anni. Tutti gli americani aventi diritto al voto, verranno chiamati alle urne per scegliere il successore di George W Bush, alla Casa Bianca da due mandati: Barack Obama o John McCain, questo e’ il dilemma. Ma come funziona il sistema elettorale americano?
Il sistema elettorale degli Stati Uniti d’America non e’ molto semplice. E agli occhi di noi europei non e’ cosi’ chiaro. Per capire bene come funziona il meccanismo di voto in America, ecco uno schema da tenere presente, perche’ l’elezione del presidente degli Stati Uniti d’America non e’ cosi’ immediata come si potrebbe pensare.

Barack Obama e John McCain
- Sistema elettorale non diretto.
Il sistema elettorale statunitense e’ indiretto. I cittadini non eleggono direttamente il loro presidente, bensi’ 538 “grandi elettori” che voteranno nei loro stati di appartenenza il 15 dicembre. I cittadini oggi esprimono sulle schede elettorali, o meglio tramite il voto elettronico, la preferenza per il candidato alla Casa Bianca. Ma nella realta’ eleggono questa lista di grandi elettori che sono associati ad ogni candidato.Il 4 novembre, dunque, si terra’ “l’elezione dei cosiddetti Elettori Presidenziali all’interno di ogni singolo stato e in numero pari ai deputati e ai senatori attribuiti a quel medesimo stato“. Saranno questi, poi, a dicembre a votare, a scrutinio assolutamente segreto, il Presidente e il Vice Presidente. La proclamazione del Presidente degli Stati Uniti d’America avverra’ “a seguito dello spoglio effettuato dal Presidente del Senato“.
- I voti sono contati stato per stato.
I voti ottenuti in ogni singolo stato contano molto. I voti popolari, quelli cioe’ espressi da ogni singolo cittadino avente diritto al voto, vengono contati stato per stato e non, invece, a livello nazionale. Ogni candidato puo’ vincere in uno stato e perdere in un altro. Chi ottiene piu’ voti uno stato, anche solo uno in piu’, porta dalla sua parte tutti i grandi elettori di quello stato. Chi riesce a far eleggere 270 grandi elettori, va a vivere alla Casa Bianca. - Il voto dei grandi elettori.
I Grandi elettori sono chiamati a eleggere il presidente degli Stati Uniti d’America, scegliendo il candidato che dovra’ accedere alla Casa Bianca. Solitamente votano per i candidati ai quali sono associati nelle schede elettorali, anche se la storia ci insegna che a volte ci sono state delle eccezioni. - I Grandi elettori divisi per stato.
Tutti gli stati hanno diritto a due grandi elettori, piu’ un numero pari ai deputati che sono mandati alla Camera dei Rappresentanti. Questi ultimi sono attribuiti all’incirca secondo la popolazione di ogni stato dell’unione: gli stati piu’ grandi, cioe’, hanno piu’ grandi elettori, avendo piu’ deputati. Il Vermont, ad esempio, conta all’incirca 600.000 abitanti e quindi ha tre “voti elettorali”, mentre la California con 35.000.000 di abitanti ne ha 55. - Stati Banderuola.
Cosa sono i cosiddetti stati banderuola o swing states? Sono quegli stati dove i sondaggi non danno un esito certo e dove i voti degli indecisi, seppur pochi, possono cambiare le sorti delle elezioni. Nel 2004 fu decisivo il voto nell’Ohio. Ma sono compresi anche la Florida, il Nevada, il Colorado, il North Carolina, il Missouri, l’Indiana, la Virginia.
swing states 2008
- La lunga notte elettorale.
In America non esiste un Viminale, che dica in tempo reale quanti voti a livello nazionale ha un candidato piuttosto che un altro. I dati sono forniti stato per stato, in quella che viene chiamata la lunga notte, seguita in diretta da televisioni e quest’anno anche da blog. E anche noi seguiremo in diretta questa lunga notte americana, con Televisionando e Haisentito.

Grandi elettori per stato
In attesa dell’esito delle elezioni americane, godiamoci questo video dei Simpson:
Fonte | Repubblica
Lun 03/11/2008 da Patrizia Chimera in Elezioni Presidenziali Usa, John Mccain










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