Duncan Gibb: 30 anni in casa per agorafobia, esce e muore

  • Commenti (2)
  • Condividi
  • Email
  • Stampa

duncan gibb foto

Quando il destino è in agguato, non c’è nulla che lo possa fermare. Questa è la storia di Duncan Gibb, un uomo scozzese che per 30 anni è rimasto chiuso nella sua abitazione. Soffriva, infatti, di agorafobia. E dopo 30 anni, quando finalmente ha deciso di mettere piedi fuori di casa, senza dire niente a nessuno, è morto. Anche se non si sa ancora di cosa.

Nessuno sa cosa abbia convinto Duncan Gibb, 49enne di Montrosse, una città vicino a Anguss , in Scozia, ad uscire di casa. Dopo 30 anni di reclusione per paura di quello che c’era fuori e per una forte depressione che lo aveva colpito in seguito ad un’aggressione, Duncan Gibb è uscito senza dire nulla. La famiglia lo ha cercato a lungo, finchè la polizia non lo ha trovato morto: che cosa ha causato la sua morte?

La madre, sconvolta, ha così raccontato la sua vita: “Aveva giurato che non sarebbe più uscito, e ha mantenuto la parola per 30 anni. Si teneva occupato: aveva una grande televisione e ascoltava tanta musica. Non posso credere che sia uscito così, senza dire nulla“.

Fonte | Il Messaggero

Lun 28/01/2008 da Patrizia Chimera in

Commenta

Ricorda i miei dati

Pubblica commento
Gio 28 gennaio 2008 11:10
Subtract karmaAdd karma

sarà morto per la troppa felicità per essere finalmente uscito o per la troppa tristezza nel realizzare di aver buttato 30 anni di vita a guardare la tv?
ps. spero almeno che in Scozia la tv sia meglio della nostra, perchè se no io mi sarei sparato dopo 3 giorni…

Rispondi Segnala abuso
Letterio Iannello Lillo 28 gennaio 2008 12:10
Subtract karmaAdd karma

Di solito, quando si crede che la l’ora fatale del trapasso sia giunta ci si rinchiude (o si viene rinchiusi) da qualche parte: in casa propria, in ospedale, presso una casa di riposo… Ma è probabile che per una persona gravemente affetta da agorafobia, collocarsi in un “luogo aperto” possa apparire una soluzione più ragionevole o più ovvia.

Rispondi Segnala abuso