Dodici ore al lavoro sottozero, 19 operai di una cooperativa protestano: licenziati

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Celle frigorifere operai

Altro che monotonia per il posto fisso. I problemi del lavoro in Italia sono altri come dimostra la surreale storia che arriva da Mantova dove 19 operai di una cooperativa sono stati licenziati dopo aver protestato per turni di lavoro fino a 12 ore nelle celle frigorifere con temperature che toccano i – 20 gradi. La cooperativa è la BBS con sede a Bresso (Milano), assegnataria di un appalto alla Primafrost di Mantova, ditta di prodotti surgelati. Le condizioni di lavoro erano però talmente inaccettabili che alla fine gli operai hanno fatto le loro denunce agli organi competenti e al sindacato. La reazione della cooperativa? Tutti licenziati.

La storia è rimbalzata sulle pagine dei giornali già qualche giorno fa, ma ora si è conclusa nel peggiore dei modi.

Lontani anni luce dalle tutele del posto fisso, i lavoratori della cooperativa hanno deciso di far valere la loro voce presentando esposti a Ispettorato del lavoro, Inps e alla Procura della Repubblica.

Ne emerge un quadro che purtroppo tanti lavoratori conoscono in Italia: la cooperativa costringe i lavoratori “sotto minaccia di licenziamento” a lavorare con maggior velocità, in barba a tutte le regole di sicurezza del lavoro, imponendo “ai propri soci lavoratori turni di 12 ore giornaliere con temperatura di 25 gradi sottozero e con dispositivi di protezione logorati o deteriorati“.

Lo dimostrano le foto dei lavoratori con magazzinieri che si arrampicano tra gli scaffali senza nessuna protezione, scarpe rotte e sistemate alla meglio in un ambiente dove le temperature raggiungono picchi polari.

Inoltre le buste paga irregolari, visto che solo una parte dei 900 euro mensili (pari a 130 ore di lavoro) vengono percepiti regolarmente, con voci varie o nero a coprire il totale.

Anche i sindacati hanno seguito la vicenda come racconta Emmanuele Monti della Cisl, ma a nulla è servito il loro intervento: i lavoratori sono stati licenziati in tronco senza neanche sedersi a un tavolo con gli enti locali e i sindacati.

Anzi. Secondo Monti, gli operai che hanno restituito la tessera sindacale sono rimasti in azienda. Alla faccia della monotonia e del posto fisso (che non c’è): in casi come questi manca anche la dignità.

Ven 03/02/2012 da Lorena Cacace in

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Cesara 3 febbraio 2012 13:26
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Ancora oggi non si riesce a distinguere gli schiavi, i deportati ,dai lavoratori. Questo è il motivo di tanta crudeltà.

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