Disney: tanti protagonisti orfani. Ma per gli esperti questo è un bene

Per molti i cartoni di Walt Disney sono assolutamente perfetti, l’appuntamento annuale da non perdere al cinema oppure quello settimanale da non lasciarsi sfuggire in edicola grazie a Topolino. Una giornalista del Daily Mail, Sonia Poulton, ha invece lanciato una provocazione dalle colonne del quotidiano inglese: come mai i protagonisti Disney sono abbandonati a sé stessi? Che Walt Disney fosse stato traumatizzato dalla perdita della madre? Domande provocatorie, certo, che in parte hanno però un fondo di verità : in effetti molti protagonisti della Disney sono orfani, abbandonati, soli e devono affrontare la vita in solitudine. Uno psicologo italiano, Maurizio Brasini, esperto di psicologia infantile, risponde però che i personaggi dell’animatore americano fanno molto bene ai bimbi e spiega il perché.
Sonia Poulton nel suo articolo sul Daily Mail ha fatto notare che molti protagonisti dei cartoni della Disney non hanno i genitori: caso eclatante è Bambi, la cui mamma viene uccisa dal bracconiere e il cui padre compare solo alla fine, ma anche Dumbo, gli Aristogatti, che erano orfani di padre, Nemo, che ha il padre ma vive una lunga avventura nell’Oceano Pacifico prima di trovarlo, fino alle classiche Biancaneve, che vive con la matrigna cattiva e Cenerentola che addirittura fa la serva alla matrigna e alle sorellastre. Su queste basi, la Poulton ritiene che la scelta di Walt Disney sia voluta e dettata dal trauma subito da lui subito dopo la morte della madre, avvenuta nel 1938, morta asfissiata a causa di boiler mal funzionante che proprio il famoso creatore di cartoni le aveva regalato. Il suo forte senso di colpa, secondo la giornalista inglese, sarebbe quindi alla base della mancanza delle figure genitoriali in quasi tutti i cartoni.
Di altro avviso sono invece Mariuccia Ciotta, autrice del libro “Walt Disney. Prima stella a sinistra” e lo psicologo per l’infanzia Maurizio Brasini. Secondo la Ciotta, infatti, Disney sarebbe sicuramente rimasto colpito dalla morte della madre che però è avvenuta nei tardi anni Trenta quando la produzione dell’autore era già avviata. Non solo ma sottolinea come i cartoni Disney, così come le fiabe, siano soprattutto dei viaggi di iniziazione che il protagonista deve compiere: “Il suo obiettivo era quello di mettere il bambino davanti al mondo, da solo, pronto per il viaggio della vita. Senza perdere mai, come insegna Peter Pan, gli occhi dello stupore tipici dell’infanzia. In un cammino del genere non c’è spazio per i genitori“. Molti cartoni targati Disney sono in realtà le trasposizioni di fiabe dei fratelli Grimm o di Charles Perrault, per cui la presenza o meno della figura dei genitori era indipendente dalla scelta di Walt Disney. Ma la Ciotta sottolinea anche come Disney fosse un grande sperimentatore: “I suoi bambini sono quelli destinati a risollevare l’America del ’29, i suoi mondi fantastici (di cui il prototipo è Wonderland, L’isola che non c’è) sono il simbolo di un mondo nuovo, rivoluzionario, dove è possibile volare, perchè il volo è la metafora del cambiamento“.
Dello stesso avviso è anche Maurizio Brasini: la presenza di personaggi negativi nelle fiabe, come la matrigna cattiva, le sorellastre sono molto utile nella crescita di un bambino. Metaforicamente, spiega lo psicologo, la matrigna rappresenta il lato più severo di ogni madre e le eventuali incomprensioni che possono nascere tra madre-figlio; il protagonista orfano insegna ai bimbi ad affrontare la vita quando i genitori non sono presenti, a diventare più autonomi e a tollerare l’assenza materna. Conclude l’esperto: “Tutte le fiabe, non solo quelle di Disney ricorrono in modo massiccio a questi motori narrativi, e non è affatto strano, considerato che la vita relazionale del bambino è incentrata sui genitori“.
Fonte | La Repubblica
Mar 14/09/2010 da Eleonora Gionchi in Cartoni Animati




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