Ddl intercettazioni: proteste dopo l’approvazione al Senato

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Intercettazioni senato

Il Senato ha approvato il decreto legge sulle intercettazioni con 164 voti favorevoli e 25 contrari. E subito si sono scatenate le proteste. I parlamentari del Pd hanno abbandonato l’aula in segno di protesta mentre nella notte molti manifestanti si sono radunati sotto palazzo Grazioli, la residenza del Premier, per protestare contro la decisione presa a suon di slogan.

Dopo l’accordo trovato da Berlusconi e Fini, ieri il decreto è stato approvato dal Senato; ora ritornerà poi alla Camera per l’approvazione definitiva e infine dovrà essere firmato dal presidente della Repubblica per poi essere promulgato. Antonio Di Pietro si è già rivolto a Napolitano affinché non firmi il nuovo provvedimento, considerato illegittimo; dura però la replica del Presidente, “I professionisti della richiesta al Presidente della Repubblica di non firmare spesso parlano a vanvera. Per il resto non ho nulla da aggiungere“.

Dura però anche la reazione delle toghe nei confronti del nuovo disegno di legge: “Il ddl sulle intercettazioni metterà in ginocchio l’attività di indagine dei pm e della polizia, oltre a limitare la libertà di informazione; e depotenziare questo strumento investigativo significa inevitabilmente garantire l’impunità a chi commette reati” ha sottolineato il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara. Mobilitazione intanto anche nel mondo della stampa: la Federazione nazionale della Stampa ha infatti dichiarato un black-out dell’informazione organizzato per il 9 luglio, i quali ritengono che il testo sia “non realizza l’obiettivo dichiarato di tutelare la privacy, ma ha semplicemente un effetto intimidatorio nei confronti della stampa. Ne sono dimostrazione le pesantissime sanzioni agli editori“.

A difesa invece del testo si schierano Lega Nord e Pdl, i quali ritengono il testo equilibrato e che permetterà una prosecuzione delle indagini. Il Pdl non ha gradito l’azione di protesta da parte del Pd che ha abbandonato l’aula mentre il leghista Federico Bricolo ha dichiarato “la mafia stava meglio quando al governo c’era il centro sinistra“. Contro la legge si è anche espressa Rosy Bindi, la quale ha dichiarato che sarà fondamentale la mobilitazione dei cittadini, della stampa e dell’editoria affinché non possa entrare in vigore.

Immagine tratta da: www.tuttosport.com

Fonte | Corriere della Sera

Ven 11/06/2010 da Eleonora Gionchi in ,

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