Crocifisso si, crocifisso no

La battaglia per l’abolizione o per la conservazione dei simboli religiosi negli uffici pubblici non risparmia neanche le elezioni. A Senigallia un elettore ha protestato affinché il crocefisso venisse tolto dal seggio in cui doveva votare. Al continuo rifiuto degli scrutatori e del presidente, l’elettore ha risposto che non avrebbe votato. E così è stato: l’uomo si è allontanato dal seggio, il numero 19 delle elementari Puccinì di Senigallia, senza aver esercitato il suo diritto / dovere. Aveva forse paura di quel simbolo o gli dava solo fastidio vederlo lì appeso?
Un’analoga situazione è successa a Treviso, ma con risultati opposti. In un seggio di Cornuda un elettore ha chiesto che il crocefisso venisse tolto e così è stato. A Terni, invece, il presidente del seggio ha rimosso tutti le croci prima dell’inizio delle votazioni. Nel primo caso l’elettore era un simpatizzante dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. Ha preteso, inoltre, che venisse scritto a verbale di essere “impossibilitato a votare per la presenza del simbolo della religione cattolica apostolica romana, detto crocifisso, nelle sale delle votazioni”. Il crocefisso divide ancora l’Italia: è sempre stato lì, perché solo adesso da così fastidio?
Lun 10/04/2006 da Patrizia Chimera


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