Corte Costituzionale: la clandestinità non è un’aggravante

La Corte Costituzionale ferma il pacchetto sicurezza del governo (diventato legge nel 2008) per quanto riguarda la clandestinità come aggravante. I giudici hanno ritenuto questo aspetto in contrasto con il reato di clandestinità introdotto nel 2009. L’aggravante prevede che, se a compiere un reato è un immigrato irregolare, le pene sono aumentato di un terzo. Il reato introdotto dal secondo pacchetto sicurezza, invece, viene in sostanza approvato dagli “ermellini”: prevede l’ammenda da 5 a 10 mila euro. Lo scrive l’agenzia Ansa, specificando che la riunione in camera di consiglio sarebbe avvenuta tra mercoledì e giovedì. Ci vorrà un po’ di tempo per conoscere le motivazioni della decisione, che dovranno essere depositate dai relatori.
Secondo le indiscrezioni riportate dall’agenzia, l’aggravante di clandestinità sarebbe stata respinta perché in contrasto con due articoli della Costituzione: 3 (equivalenza e pari dignità dei cittadini di fronte alla legge) e 25 (che contiene il principio per cui nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso).
Ci sarebbe, secondo la Corte, una sovrapposizione tra il reato di clandestinità e questa aggravante delle pene, in contrasto con il principio “ne bis in idem” che prevede l’unicità della norma.
Fonte | Ansa
Gio 10/06/2010 da Andrea Paternostro












