Clooney, Presidente degli Stati Uniti

George Clooney è un grande attore: non si può negare che alcune sue prove di recitazione abbiano stupito anche i più scettici. George Clooney è anche un bellissimo attore: più invecchia e più il suo fascino aumenta. Difficilmente le donne possono resistergli. Ma George Clooney non è soltanto questo. Lui è anche un attore impegnato. Lo dimostrano le numerose campagne di solidarietà , di beneficenza e di sensibilizzazione che lo vedono coinvolto in prima linea. L’impegno sociale di George è stato dimostrato più volte: dalle dichiarazioni contro la guerra in Iraq, esaltate dagli ultimi due capolavori cinematografici dell’attore, “Syriana” e “Good Night & Good Luck“, fino al suo impegno per risolvere il dramma del Darfur. “Avendone i mezzi, bisognerebbe mettersi alla prova il più possibile, sia nel cinema che nella vita”. Queste le sue parole al riguardo. Non ci stupisce allora che molti in America pensino che sarebbe davvero un Presidente degli Stati Uniti perfetto ed esemplare.
Anche Time ha riconosciuto che George Clooney è uno dei cento personaggi più influenti del mondo. Nella fotografia proposta lo vediamo ritratto mentre tiene un discorso a Washington durante la conferenza stampa dedicata “al primo genocidio del XXI secolo”, quello che sta avvenendo nel Darfur. E a vederlo sembra proprio un leader carismatico pronto a mettere in dubbio tutte le certezze e le convinzioni del popolo americano. Lui stesso ha dichiarato: “Chiunque sia al comando devi sempre metterlo in discussione. L’autore della nostra Costituzione, Jefferson, sosteneva che era preferibile avere una libera stampa piuttosto che un libero governo, perché una stampa libera è l’unico contrappeso”. E il nuovo George impegnato piace molto. Soprattutto in America. Tanto che due giovani creative, Tamara Nowakowsky e Angela Gwinner, hanno ideato un sito per lanciare la “Clooney Collection”. In questo progetto l’attore non c’entra nulla: sul sito si possono acquistare gadget che riguardano proprio la possibile elezione di George a presidente. L’1 per cento del ricavato andrà proprio a sostegno del progetto “Make Poverty History“. Lo slogan più significativo è: “Keep the George, lose the Bush”. Ovvero, “Prendi George, ma lascia Bush”.
Sab 06/05/2006 da Patrizia Chimera in Darfur





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