Cile: 33 donne in miniera per salvare il loro lavoro

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In Cile 33 donne si sono volontariamente calate in una miniera a 900 metri di profondità dopo aver perso il lavoro: minacciano di fare anche lo sciopero della fame e sperano di ottenere così l’attenzione da parte dello Stato che finora gliel’ha negata. Provengono tutte dalle zone costiere del paese che nello scorso febbraio sono state duramente colpite dallo tsunami e dal terremoto che ha fatto ingentissimi danni e sono tra gli 8000 che hanno perso il lavoro durante un’ondata di licenziamenti. Ora, per protesta, si sono volontariamente calate in una miniera sperando di attirare l’attenzione come fu per i 33 minatori liberati il mese scorso.

In febbraio un violento tsunami e un terremoto hanno devastato gran parte delle città costiere del Cile, causando 521 morti e 56 dispersi. A questo dramma si è aggiunto anche la grande ondata di licenziamenti che ha colpito la zona; e tra i licenziati ci sono anche 33 donne che, dopo molte proteste per cercare di attirare l’attenzione dello Stato sulla loro situazione, hanno deciso di calarsi in una miniera in disuso, ma ora sito turistico, per protesta. Sono 33 donne, come i 33 minatori che hanno tenuto col fiato sospeso il mondo intero, che lavoravano tutte per il corpo militare del lavoro, un organismo legalo all’esercito cileno che si occupa di assistenza sociale: dopo aver perso il lavoro, assieme ad altre 8000 persone, hanno deciso di protestare ma, finora inascoltate, si sono calate a 900 metri di profondità.

Da lì, dalle viscere del Chiflon del Diablo, lo Spiffero del Diavolo, le 33 donne minacciano anche uno sciopero della fame fino a che lo Stato non troverĂ  una situazione e non porrĂ  l’attenzione su una zona del paese fortemente danneggiata: “Abbiamo provato anche in altri modi, ma il governo non ci ha ascoltato, costringendoci a questa azione di forza” ha dichiarato la portavoce Brigida Lara.

Fonte | La Repubblica

Gio 18/11/2010 da Eleonora Gionchi in

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