Call center: un lavoro frustrante

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call center

La Cgil ha fatto un viaggio in uno dei lavori più diffusi del momento: quello dei call center. E il quadro che ne emerge è tutt’altro che positivo. Ieri a Genova è stata presentata dal sindacato l’indagine “Call Centers. Idee per un cambiamento”. L’inchiesta è stata condotta in sei grandi call center liguri, tra i quali quello della Telecom, delle Poste e di H3g . Pensate che al momento in questo settore lavorano ben 400 mila persone. Il settore è in crescita ed ha permesso a molte persone disoccupate di poter trovare un posto di lavoro. Ma le condizioni in cui sono costretti a lavorare gli operatori dei call center sparsi per l’Italia sono pietose.

Sette persone su dieci, il 66,7 per cento, pensano che nel proprio lavoro non ci siano prospettive di crescita. Percentuale peggiore per le attese rispetto a proposte di lavoro più soddisfacenti dall’esterno: 9 lavoratori su 10 non credono che sia possibile trovare un altro impiego. E non va meglio la situazione se si parla della paga che viene data agli operatori: dai 5 ai 7 euro al giorno. Per non parlare poi dello stress: tra una telefonata e un’altra, tra un problema risolto ed un altro non c’è neanche una pausa. E i contratti? La maggior parte sono a progetto: e questo causa insicurezza e precarietà tra i lavoratori.

Altra causa di disagio per i lavoratori dei call center sono proprio i luoghi di lavoro. Spesso non sono concepiti per questo tipo di impiego e, quindi, non sono adatti per numerose persone che devono parlare al telefono con un computer acceso. Per non parlare poi del lavoro in sé: per la salute non è il massimo avere delle cuffie incollate alle orecchie che emettono, oltre ai normali suoni, anche scariche di rumori pesanti. A lungo andare l’udito dei lavoratori ne risente molto.

Sab 10/06/2006 da Patrizia Chimera in , ,

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Francesca 3 aprile 2008 22:15
Subtract karmaAdd karma

mio dio! non pensavo ke ci fosse una condizione così disagevole. sono in 4 superiore e devo svolgere un tema sul lavoro che si è mutato in seguito alla legge biagi e la prof. ci ha fornito dei documenti che parlano proprio del lavoro nei call center, ma negli articoli che ho letto descrivevano una situazione completamente opposta a questa. evidenziavano il privilegio che hanno i lavoratori nel restare nella loro città e avere un tempo di lavoro facilmente conciliabile con quello da dedicare alla famiglia. mi dispiace veramente molto per le persone costrette a svolgere queste mansioni. ma non si potrebbe fare qualcosa?

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